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Vicenda dei due maro'

Finora vani tutti i tentativi di riportarli a casa

Il Governo guidato da Matteo Renzi sconta tutti i gravissimi errori commessi all'epoca da Mario Monti

I nostri due “marò”, i fucilieri di marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sono stati arrestati in India nel febbraio del 2012, accusati di aver ucciso due pescatori locali, durante una missione anti-pirateria sulle coste del Kerala. L’incidente ha dato vita ad una serie di frizioni e contrapposizioni tra i due Governi.

 Ad oltre due anni e mezzo di distanza, i due militari sono costretti a risiedere nell’ambasciata italiana di New Delhi a causa di una serie di errori gravissimi imputabili -secondo la versione, non contestata, del Ministro degli Esteri dell’epoca Terzi di Santagata- alle decisioni dell’allora Presidente del Consiglio Mario Monti.

L’ex Premier, probabilmente preoccupato di non penalizzare l’interscambio commerciale con l’India, accettò di “restituire” i nostri due marò -che erano tornati in Italia per alcuni giorni- alle Autorità indiane, senza alcuna garanzia e senza richiedere l’Arbitrato previsto dai trattati internazionali.

L’attuale Governo sta facendo il possibile, ma la situazione è stata gravemente compromessa dalle scelte di Monti ed ora è difficile rimediare. Dopo la decisione del Governo di New Delhi di non incriminare i due militari italiani in base alla legge anti-pitateria, i due marò si sono rivolti alla Corte chiedendo che impedisca alla Nia (National Investigation Agency, la polizia antiterrorismo indiana) di partecipare al dibattimento. Ma di rinvio in rinvio (l’ultimo di oltre tre mesi per un’indisposizione del giudice) i due militari italiani sono ancora costretti a rimanere in India.

L’altro giorno, una nota di Palazzo Chigi aveva dato notizia di un contatto telefonico tra il nostro Premier ed il Primo Ministro indiano Narendra Modi, nel quale era stato affrontato il caso dei due fucilieri di marina Latorre e Girone e per il quale Renzi aveva auspicato una rapida soluzione positiva.

Nella stessa nota si leggeva che Renzi e Modi avevano condiviso l’importanza di “un rilancio dei rapporti bilaterali tra due grandi democrazie, sia per quanto riguarda gli scambi, sia per la cooperazione internazionale e nel quadro UE”. Poiché la notizia seguiva di pochi giorni l’ennesima visita del nostro Ministro della Difesa Roberta Pinotti in India, si sperava che si trattasse dell’inizio di un percorso che potesse risolvere la questione in tempi brevi.

Le notizie arrivate in queste ore da New Delhi, tuttavia, hanno gelato subito gli entusiasmi. Infatti, il Times of India ha riportato le dichiarazioni del Primo Ministro Modi, secondo il quale è nel reciproco interesse di Roma e Nuova Delhi “una soluzione equa e celere” della vicenda, ma “l’Italia deve consentire che il processo giudiziario in India faccia il suo corso”.

Il Premier indiano ha sottolineato che “la magistratura indiana è libera, giusta e indipendente e prenderà tutti gli aspetti in considerazione nella decisione su questo caso”. In realtà, non è questa l’impressione che abbiamo avuto, visto che la questione -dopo ben 2 anni e mezzo- è ancora “sub-judice” di fronte alla Suprema Corte.

Il nostro Ministro degli Esteri Federica Mogherini aveva incontrato pochi giorni fa il suo collega indiano Sushma Swaraj prospettandogli l’ipotesi di un arbitrato internazionale, nel caso la vicenda non venisse chiusa in tempi brevissimi. Lo stesso aveva fatto il Ministro della Difesa Roberta Pinotti con il Segretario alla Difesa americano Chuck Hagel, in occasione della sua ultima visita negli Stati Uniti.

Fino a questo momento, tuttavia, non è pervenuto alcun segnale di disponibilità dal Governo indiano, guidato dall’Alleanza Nazionale Democratica.

Moreno Morando

(13 agosto 2014)

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