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Danno erariale

Carabiniere coinvolto nel doping disonora l’'Arma, ma nessuna condanna per risarcimento danni

Era imputato per detenzione, assunzione e spaccio di doping nel ciclismo. Un danno per l’'immagine dell'Arma dei Carabinieri. Ma la Corte dei Conti dichiara inammissibili le richieste di risarcimento per prescrizione dei reati.

Quando si dice ”l’ha fatta franca”. E In tutti i sensi. Quel Corazziere tanto noto nell'ambito del ciclismo amatoriale per traffico di doping, oltre ad aver beneficiato della prescrizione per i reati ascrittigli, l’ha scampata anche riguardo l’ipotizzato danno all’immagine dello Stato.

Una vicenda processuale lunga e complessa, nata nel 2003 con l’inizio di indagini a seguito della morte sospetta di un ciclista.

Coinvolti nell'inchiesta su un traffico illegale di sostanze dopanti decine di persone, tra cui un appuntato scelto dell’Arma dei Carabinieri in servizio presso il reggimento Corazzieri.

Oltre al procedimento penale che lo vedeva imputato di vari reati (detenzione assunzione e spaccio di doping, tentata rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, esercizio abusivo della professione di medico e farmacista), altri procedimenti tra cui quello per danno erariale derivante dai molteplici articoli di stampa in cui era stata diffusa la vicenda. 

Per il clamore pubblico suscitato dal rinvio a giudizio disposto a suo carico, la procura della Corte dei Conti, sezione Lazio, aveva chiesto un risarcimento pari a 30.000 €, certa delle proprie ragioni, sostenute anche dalle molte prove emerse nel procedimento penale e innanzi il Tribunale nazionale antidoping (che lo aveva già inibito per nove anni a partecipare alle competizioni sportive).

Un problema rilevante è tuttavia sorto durante il processo: all’epoca dell’azione della procura il Carabiniere il procedimento penale non era ancora concluso.

Poteva questo essere così decisivo nonostante l’immagine dell’Arma dei Carabinieri fosse stata così infangata? Ebbene si.

Determinante per la Corte dei Conti, che ha negato, con sentenza del 2 luglio, il danno all’immagine, il fatto che in pendenza del giudizio erariale, il giudizio penale fosse stato favorevole al Carabiniere: sentenza di non doversi procedere per prescrizione dei reati.

Per il danno erariale, ha provato a sostenere la procura ancorandosi ad una novella legislativa del 2012, la sentenza penale di assoluzione per prescrizione ha la stessa efficacia della sentenza di condanna: entrambe “accertano” un reato.

Non è stata però della stessa opinione la Corte contabile che, seguendo una pronuncia della Corte Costituzionale del 2010, ha ritenuto non applicabile la nuova disciplina ad una fatto precedente alla sua entrata in vigore ed affermato l’inammissibilità della domanda di risarcimento per essere questa condizionata dall’esistenza di una sentenza penale irrevocabile di condanna (che in questo caso mancava).

Nulla di fatto quindi. Speriamo almeno che il Corazziere abbia imparato la lezione.

Luca Tosto

(4 luglio 2014)

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Prof. Enrico Michetti
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