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Corte di Cassazione

Trasferimento fraudolento di valori: la responsabilità del socio occulto

La Suprema Corte conferisce rilevanza ai fini penali anche alla titolarità di una sola quota del bene.

La Corte di cassazione penale, con sentenza della Sez. II, 16 settembre – 22 dicembre 2015, n. 50293 - Presidente Gentile – Relatore Diotallevi, confermando alcune proprie precedenti decisioni, ha chiarito la portata della responsabilita' del socio occulto per il reato ex art. 12 quinquies l. 356 del 1992, in materia di trasferimento fraudolento di valori.

Per gli ermellini, difatti, la fattispecie in esame è reato a forma libera, istantaneo con effetti permanenti.

In considerazione di ciò, ben può risultare rilevante la semplice condotta di partecipazione societaria, quale socio occulto, per l'esercizio di un'attività economica preesistente, che faccia assumere la con titolarità della proprietà aziendale e degli utili prodotti, e che sia finalizzata all'elusione delle disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale.

Tanto peraltro, può avvenire anche quando l'interposizione fittizia sia riferibile solo ad una quota del bene.

Ad una simile conclusione si perviene perché la stessa fattispecie è caratterizzata dalla consapevole determinazione, in qualsiasi forma realizzata, di una situazione di difformità tra titolarità formale, meramente apparente, e titolarità di fatto di un determinato compendio patrimoniale.

Ed è la specifica finalizzazione fraudolenta normativamente descritta, siccome emergente dalla valutazione dinamica di tutti gli elementi di fatto, a porre il socio occulto in una situazione di piena responsabilità.

 

Giovanni Tartaglia Polcini

(8 gennaio 2016)

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