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TAR PUGLIA

Se il Sindaco vieta a "Pluto" di entrare nella Villa comunale senza la presenza del Vigile urbano....

Annullata l'ordinanza contingibile ed urgente per difetto dei presupposti.

Il Sindaco di un Comune pugliese emanava nel 2016 un'ordinanza contingibile e urgente con la quale disponeva che l’accesso dei cani alla Villa Comunale era consentito unicamente in presenza di personale appartenente alla polizia municipale: tale misura era giustificata, nel provvedimento, con le lamentate violazioni del regolamento di accesso alla Villa e le scarse condizioni igieniche in cui essa versava, che rendevano a giudizio del Sindaco indispensabile la presenza di personale munito di poteri sanzionatori nei confronti dei proprietari dei cani.

Un cittadino impugnava l'ordinanza dinanzi al TAR, eccependo l’assenza dei presupposti previsti dall’art. 50 del TUEL nonché un travisamento dei fatti ed un'illogicità della motivazione, tenuto conto della normativa statale e locale che disciplina le modalità di accesso dei cani ai luoghi pubblici.

Il TAR pugliese, III Sezione, con sentenza del 16 marzo 2018, accoglieva il ricorso.

Il potere di emanare ordinanze di cui all’art. 50, comma 5, del D.L.vo 267 del 2000, riservato al Sindaco, permette sì - ad avviso del TAR - l’imposizione di obblighi di fare o di non fare a carico dei destinatari, postulando, tuttavia, una situazione di pericolo effettivo, da esternare con congrua motivazione (al di là della ritenuta imprevedibilità della situazione), mentre l’ordinanza si fondava (soltanto) sulla registrata scarsa igiene della Villa, dovuta all’incuria dei proprietari dei cani, che soltanto un efficace servizio di vigilanza (evidentemente, allo stato, non approntato) avrebbe potuto scongiurare: in tal modo difettando una situazione attuale tale da far temere emergenze igienico sanitarie o pericoli per la pubblica incolumità.

Ma, a prescindere dalla “forma” del provvedimento adottato dal Comune (a nulla rilevando la sua temporaneità), il Collegio ha avuto da obiettare anche con riguardo al suo contenuto, richiamando sul punto giurisprudenza formatasi su analoghe iniziative assunte, in precedenza, da altre Amministrazioni civiche: è stato infatti affermato che l’ordinanza sindacale che rechi il divieto assoluto di introdurre cani, anche se custoditi, nelle aree destinate a verde pubblico – pur se in ragione delle meritevoli ragioni di tutela dei cittadini in considerazione della circostanza che i cani vengono spesso lasciati senza guinzaglio e non ne vengono raccolte le deiezioni – risulta essere eccessivamente limitativa della libertà di circolazione delle persone ed è comunque posta in violazione dei principi di adeguatezza e proporzionalità, atteso che lo scopo perseguito dall’Ente locale di mantenere il decoro e l’igiene pubblica, nonché la sicurezza dei cittadini, può essere soddisfatto attraverso l’attivazione dei mezzi di controllo e di sanzione rispetto all’obbligo per gli accompagnatori od i custodi di cani di rimuovere le eventuali deiezioni con appositi strumenti e di condurli in aree pubbliche con idonee modalità di custodia (guinzaglio e museruola) trattandosi di obblighi imposti dalla disciplina generale statale, cosicché il Sindaco può fronteggiare comportamenti incivili da parte dei conduttori di cani, al fine di prevenire le negative conseguenze di tali condotte, con l’esercizio degli ordinari poteri di prevenzione, vigilanza, controllo e sanzionatori di cui dispone l’Amministrazione.

Il Comune, infine, è stato anche condannato a pagare le spese del giudizio.

Fonte: Massimario G.A.R.I.

Rodolfo Murra

(20 marzo 2018)

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