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Servitori dello Stato

L'ex Prefetto di Perugia: "mi hanno dipinto come un mostro, ma volevo solo lanciare un messaggio positivo"

Intervistato da "La zanzara", su Radio 24, il Prefetto Antonio Reppucci spiega nei dettagli cos'e' accaduto nella conferenza stampa che ha provocato la sua "immediata rimozione" da parte del Ministro dell'Interno.

L’ex prefetto di Perugia Antonio Reppucci è stato suo malgrado protagonista della “cronaca politico-amministrativa” degli ultimi giorni, a seguito di alcune frasi, in verità particolarmente infelici, pronunciate istintivamente, parlando “a braccio”, durante una conferenza stampa organizzata per difendere la “sua” città, Perugia, additata in una trasmissione televisiva come una sorta di “centro della droga”.

Poche ore dopo, il Ministro dell’interno Alfano ha annunciato la sua rimozione dall’incarico, su imput del Premier, che twittando da Parigi aveva emesso una “sentenza” inappellabile, da quanto si sa, senza nemmeno sentire l’interessato.

Intervistato da “La zanzara”, su Radio 24, il prefetto Reppucci ha detto di aspettare disposizioni dal ministro : “andrò dove devo andare, da buon servitore accetto e ubbidisco”.

A precisa domanda dei conduttori Cruciani e Parenzo, Giuseppe Reppucci è apparso molto provato da quanto è successo, ammettendo “di aver pensato al suicidio”.

Il prefetto ha dichiarato : “I giornalisti mi hanno messo in queste condizioni. Nessuno che abbia il coraggio di andare a vedere chi è questa persona. Si può fare giornalismo in questo modo? Si può fare giornalismo estrapolando una frase da un discorso di oltre un’ora? La penna fa più male di una fucilata, mi hanno dipinto come un mostro. Non ho mai fatto del male a nessuno”.

“Nessuno che abbia sentito il bisogno di andare a vedere il mio curriculum, a quello che ho fatto nella vita”.

Il prefetto si è rammaricato per il fatto di essere diventato un caso, “con tutti i problemi che ci sono! Posso avere avuto una caduta di stile”, ha continuato, “chiedo scusa se ho offeso qualcuno. Chiedo scusa a quelli che non hanno capito il mio messaggio”.

“Volevo lanciare un messaggio di risveglio, un inno alla vita, invece che al suicidio : mamme state attente ai figli, questo volevo dire! Volevo dire suicidatevi alle madri, secondo voi? No, volevo dire tutto il contrario”, ha continuato Reppucci.

Alla domanda dei conduttori de “La zanzara” sulle frasi twittate dal Presidente del Consiglio (di immediata condanna del prefetto), ha risposto : “Renzi? Chissà come gli è stata rappresentata questa storia. Chi ha visto integralmente il mio intervento sa che volevo difendere Perugia, l’onorabilità della città che era stata rappresentata come capitale della droga e non è vero! E poi dire : care mamme, se c’è tanto spaccio e consumo stiamo attenti, guardiamo i nostri figli in fondo agli occhi; un discorso di carattere sociologico”.

Il Prefetto Reppucci, quindi, in occasione di quella conferenza stampa si è lasciato andare, ma la sua intenzione era di mandare un “avviso”, un messaggio positivo.

In realtà, lo spietato mondo della comunicazione non è indulgente con chi non si trova particolarmente a proprio agio nell’arena “globalizzata” di tv, quotidiani on-line, social network e quant’altro.

Le frasi, anche se sono state estrapolate da un discorso molto più lungo ed approfondito, erano sicuramente inopportune. ll fatto è che un personaggio pubblico si deve aspettare “operazioni mediatiche” di questo genere; per questo serve la massima prudenza quando si comunica.

Detto questo, peraltro, lascia veramente l’amaro in bocca pensare che in uno Stato che ha circa tre milioni di dipendenti, con una pubblica amministrazione dove -accanto a tantissime persone che fanno fino in fondo il loro dovere- ci sono sacche indecenti di lassismo, parassitismo e di intollerabile incapacità, che sono la vera causa delle accuse generalizzate ed indiscriminate che vengono lanciate contro la c.d. “burocrazia”; è paradossale, appunto, che in una situazione di questo genere, uno dei pochi spunti innovativi concretamente misurabili, sia “l’immediata rimozione e la messa alla gogna” di un servitore dello Stato, per qualche frase inopportuna ed infelice, pronunciata in buonafede.

Ma veramente non c’era altro mezzo per “rimediare”,  in qualche modo, a quello che -tutto sommato- è solo un “errore di comunicazione”?

Moreno Morando

(26 giugno 2014)

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