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Naufragio della Costa Concordia

Trasferito senza alcuna spiegazione il capitano di fregata che grido' a Schettino: "torni a bordo c....!"

Gregorio De Falco ha lavorato con soddisfazione per 10 anni al servizio operazioni della capitaneria di Livorno. Per il suo spostamento qualcuno, addirittura, parla di "mobbing".

Il capitano di fregata della capitaneria di Livorno Gregorio De Falco è diventato d’un tratto famoso in tutto il mondo la notte del 13 gennaio 2012, allorquando una manovra scellerata del comandante Schettino provocò la tragedia della Costa Concordia di fronte all’Isola del Giglio, costata la vita a 32 persone.

In quell’occasione, De Falco, si rivolse al telefono a Francesco Schettino, che aveva abbandonato la nave da crociera con 4.229 persone a bordo, con un energico e categorico “torni a bordo c….!”

Oggi tutti i media si interessano di nuovo del capitano De Falco, perché -da quanto ha riferito lui stesso- senza alcun preavviso,  è stato trasferito dal servizio operazioni, presso il quale prestava servizio da 10 anni, ad un incarico amministrativo; più esattamente “il controllo di gestione e delle relazioni esterne della capitaneria”.

De Falco ama molto il lavoro che ha svolto in questi anni e si è, quindi, detto amareggiato, “ma sono un militare e dunque eseguo gli ordini”. Dalle interviste da lui rilasciate in queste ore, sembra di capire che ci potrebbe essere una sorta di “collegamento”, fra questa decisione improvvisa di trasferirlo da un incarico per lui molto gratificante e quanto è successo quella tragica notte del 13 gennaio del 2012.

Il capitano di fregata, infatti, ha sottolineato che, nonostante nessuno gli abbia mai contestato nulla dopo quell’episodio -nel quale intimò perentoriamente a Schettino di tornare a bordo- nell’anno successivo ha avuto modo di constatare che molti suoi colleghi hanno usufruito di “promozioni”, con specifici incarichi di comando, mentre a lui non è mai stato affidato nessun nuovo compito.

Sembra di capire, quindi, che l’improvvisa ed involontaria notorietà di Gregorio De Falco abbia dato fastidio a qualcuno. Oltretutto, vengono segnalati episodi del passato, nei quali  sono emersi contrasti con i superiori. Si cita, ad esempio, la sua decisione -nel ruolo di comandante a S. Margherita Ligure- di vietare alle navi da crociera di ormeggiare nei pressi dell’area protetta di Portofino.

Altri fanno notare che De Falco si era espresso a favore di un’altra inchiesta per accertare le cause del disastro del Moby Price, nel 1991, quando a causa dell’incendio provocato dallo scontro con una petroliera, morirono 140 persone nelle acque al largo del porto di Livorno.

C’è anche chi ha fatto notare, molto esplicitamente, che in quel tipo di ambienti, la notorietà finisce sempre per danneggiare la carriera. Abbiamo solo la sua versione e, quindi, ci aspettiamo che -se c’è qualcosa da chiarire in proposito- qualcuno lo faccia al più presto. Per il momento, limitiamoci, quindi, solo ad alcune considerazioni sulla base degli elementi che conosciamo.

Intanto, va subito detto che i comportamenti di De Falco negli episodi del passato citati sulla stampa sono, eventualmente, degni di encomio e non certo fatti tanto negativi da penalizzare una carriera. Il capitano De Falco non ha cercato in alcun modo la notorietà che gli è piovuta addosso e, dopo quell’episodio, non si è certo segnalato per aver assunto pose da “malato di protagonismo” o quant’altro; anzi.

Ricordo perfettamente di aver sentito alcune sue interviste, nelle quali cercava sempre, e con grande cortesia, di sottrarsi ai riflettori, senza alcuna concessione alla consueta spettacolarizzazione che caratterizza, purtroppo, episodi tragici come questo.

Sembra assolutamente confermato che, mentre alcuni suoi colleghi sono stati promossi, lui non ha mai avuto sostanziali avanzamenti di carriera. Tuttavia, è noto a tutti nell’ambiente quanto De Falco sia attaccato ed affezionato al lavoro che svolge da 10 anni presso il servizio operazioni della capitaneria di Livorno. Passi per le mancate promozioni; ma ora, addirittura, un trasferimento che l’interessato vive come una punizione”!

Se c’è una diversa spiegazione, credo sia giusto che le autorità competenti chiariscano fino in fondo la vicenda. Sapere che il responsabile del naufragio della Concordia viene trattato come una specie di divo; invitato a feste di vario tipo e, addirittura, chiamato a parlare della sua esperienza (sic!) addirittura in ambito universitario, fa già un “po’ schifo”, se mi passate l’espressione.

Ma, addirittura, avere il sospetto che l’ufficiale della capitaneria -che quella notte non ha fatto nient’altro che il suo dovere- sia (più o meno) vittima di una specie di “mobbing”, sarebbe veramente il colmo; anche per uno strano Paese come il nostro.

 

 

Moreno Morando

(25 settembre 2014)

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