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Economia

Gli italiani tornano a spendere grazie al bonus di 80 euro

La Coldiretti commenta i dati sulla fiducia delle imprese del Paese e annuncia importanti novità sui prodotti "di montagna" introdotte dall'Ue.

Gli italiani tornano a spendere facendo registrare un aumento di spesa di 5 miliardi di euro. Un dato che per la Coldiretti è la conseguenza diretta del bonus di 80 euro in busta paga introdotto dal Governo Renzi. Se da alcune parti era stato definito un mero spot, per la confederazione al contrario sta favorendo la ripresa dei consumi e alimentando un clima positivo anche tra le imprese. Si tratta di considerazioni che arrivano in occasione della diffusione dei dati Istat sull’aumento di fiducia delle imprese che a giugno fa segnare traguardi che risalgono ormai al 2011. “L’iniezione di fiducia è importante per sostenere la ripresa dei consumi che nell’alimentare - sottolinea la Coldiretti - sono tornati indietro di oltre 33 anni sui livelli minimi del 1981 a causa della crisi. Una inversione di tendenza positiva è attesa per la seconda parte del 2014 perché la spesa alimentare rappresenta la seconda voce dei budget familiari e i lavoratori dipendenti, disoccupati e cassintegrati che beneficiano del bonus destinano una quota rilevante del proprio reddito all’acquisto del cibo”.

E proprio in relazione ai prodotti alimentari nelle scorse ore la Coldiretti ha annunciato che “finalmente d’ora in poi non sarà più possibile vendere prosciutti di montagna in Italia ed in Europa, se i maiali da cui sono ottenuti non hanno trascorso parte della loro vita in quota, ponendo fine ad un inganno molto diffuso sul mercato nazionale”. Questi gli effetti della nuova regolamentazione comunitaria sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari che tra l’altro completa il regolamento (UE) n. 1151/2012 con l’obiettivo di evitare che i consumatori siano indotti in errore e quindi chiarendo le condizioni d’uso del termine “prodotto di montagna” per i prodotti di origine animale. Una decisione opportuna - sottolinea la Coldiretti - per evitare il rischio che tale denominazione venga usata a sproposito come purtroppo spesso avviene in Italia a danno dei consumatori e degli allevatori.

I prosciutti di montagna che arrivano da maiali allevati in Olanda, Danimarca, Francia, Germania e Spagna senza che questo venga evidenziato chiaramente in etichetta. Sul mercato – aggiunge la Coldiretti - è facile acquistare prosciutti contrassegnati dal tricolore, con nomi accattivanti come prosciutto nostrano o di montagna, che in realtà non hanno nulla a che fare con la realtà produttiva nazionale. Con il nuovo regolamento si afferma che questa indicazione facoltativa di qualità può essere applicata ai prodotti forniti da animali purché allevati nelle zone di montagna  e trasformati in tali zone. In deroga a tale principio gli animali devono essere stati allevati per almeno due terzi del loro ciclo di vita nelle zone di montagna, se i prodotti sono trasformati in tali zone, o almeno un quarto della loro vita in pascoli di transumanza nelle zone di montagna. Anche per i mangimi degli animali sono previsti requisiti specifici: quelli che non possono essere prodotti nelle zone di montagna non devono superare il 50% della dieta annuale per gli animali, espressa in percentuale di materia secca, il 40% nel caso di ruminanti come mucche e il 75% per i maiali. Per il miele il regolamento prevede che per usufruire dell’indicazione facoltativa di qualità il nettare e il polline deve essere raccolto nelle zone di montagna, mentre lo zucchero di alimentazione delle api non deve provenire necessariamente dalle stesse zone. Lo stesso principio vale per i prodotti di origine vegetale, per cui le piante devono essere coltivate nelle zone di montagna, mentre i prodotti non compresi nell’allegato I del Trattato, usati come ingredienti, così come le erbe, le spezie e lo zucchero, possono provenire fuori dalle zone di produzione a condizione che non rappresentino più del 50% del peso totale degli ingredienti. In deroga al Reg. (UE) 1151/2012 alcune operazioni di trasformazione possono avvenire al di fuori delle suddette zone, ma ad una distanza non superiore ai trenta chilometri dalle zone di montagna e gli Stati membri possono ridurre o annullare tale distanza. La deroga – conclude la Coldiretti - riguarda le operazioni di trasformazione per la produzione di latte e dei prodotti lattiero caseari in impianti in funzione il 3/1/2013, la macellazione di animali e il sezionamento e disossamento delle carcasse e la spremitura dell’olio di oliva.  

Giuseppe Bianchi

(30 giugno 2014)

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