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Economia

Il nobel per l'economia Stiglitz: "L'euro è stato un errore"

Nell'ambito di un convegno alla Luiss di Roma il premio nobel Joseph Stiglitz non risparmia strali contro l'UE e la moneta unica.

Il premio nobel per l'economia Joseph Stiglitz lo ripete ormai da anni: l'Euro è stato un grosso errore per l'Unione Europea. Oggi, però, le sue parole, pronunciate nel corso di un convegno organizzato a Roma dall'Università Luiss, appaiono sempre più convincenti. A pochi giorni dal rinnovo del parlamento europeo Stiegliz ha affermato, senza mezzi termini che con l'euro "si è dato vita a un sistema inefficiente e intrinsecamente instabile, ma i suoi creatori non hanno compreso la natura profonda delle distorsioni nell’economia". 

“Quando è stato creato l’euro - ha aggiunto - tutti si rendevano conto che non erano state soddisfatte le condizioni per una moneta condivisa, ma è stata una iniziativa politica e non economica”. Secondo l'economista statunitense il vero problema non è costituito dall'idea di adottare una moneta unica, un'idea funzionale ad una presunta unione politica dell'UE, ma dalle condizioni delle economie nelle quali è avvenuto questo passaggio storico e dalle scelte di politica economica effettuate nel corso degli ultimi anni da un'unione di paesi con economie spesso diversissime. Le politiche economiche perseguite, su tutte quella dell'austerity, sono state per Stiglitz delle scelte sbagliate. Sebbene, infatti, "in molte parti d'Europa oggi si celebra la fine della recessione, l'inizio della crescita non significa che ci sia una ripresa solida, non vuol dire che la politica dell'austerità abbia funzionato". Anzi "un ulteriore rigore di bilancio non può prevenire un'altra crisi: l'austerità non ha funzionato." 

Oggi, secondo il docente della Columbia University "l’Europa deve rendersi conto che alcuni paesi sono in ‘depressione’: solo la Germania ha un pil pro capite superiore a quello pre-crisi, mentre in Grecia la riduzione è stata del 25%. Si tratta di un vero fallimento dell’economia di mercato, persino negli Usa il reddito mediano oggi è più basso che 25 anni fa”. In ogni caso, aggiunge, anche quello tedesco non può essere definito un successo: “in qualsiasi altro contesto la crescita tedesca sarebbe considerata ‘ridicola’: appena +0,63% in media negli ultimi 5 anni. Peraltro la performance della Germania è scadente se consideriamo che la sua crescita è basata sull’avanzo dei conti e quindi non può essere emulata a livello mondiale”.

Con un tocco di ironia Stiglitz ha poi sottolineato: “Avrei bocciato gli studenti che mi avessero sottoposto analisi come quelle presentate dalla troika” nei paesi europei in crisi, perché il Fondo monetario, la Commissione Ue e la Bce “anziché riconoscere gli errori hanno incolpato le vittime”. 

Cosa fare quindi per uscire dalla crisi? Abbandonare l'euro? Per Stiglitz non è la soluzione principale, ossia quella in grado di assicurare una ripresa economica nell'UE. Piuttosto serve un cambiamento delle politiche economiche strutturali della zona euro: "ma questo non succederà spontaneamente o se si continuano ad incolpare le vittime, i Paesi in crisi. Se i cambiamenti non vengono introdotti, restare nell’euro costerà tantissimo, e gran parte dell’Europa resterà in recessione, ma uscire dall’euro sarà ugualmente molto costoso. Se proprio ci deve essere una rottura dell’unione monetaria allora la via più facile sarebbe che la Germania fosse la prima a dire addio. Questo aumenterebbe la competitività degli altri Paesi”.

 

Francesco Colafemmina

(8 maggio 2014)

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