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Caso mose

Galan: "Su di me molte fesserie e le peggiori infamie".

I Pm contestano movimenti per 50 milioni. L'ex governatore non viene ascoltato dai giudici e convoca una conferenza stampa: tante omissioni della Gdf, io non ho colpe. Sulla richiesta di arresto: confido che la Giunta leggerà tutte le carte.

“Non mi sento perseguitato né tradito ma sono convinto che la Guardia di Finanza abbia fatto un lavoro modesto e scadente, tale da indurre in errore il giudice”. L'ex governatore del Veneto e deputato di Forza Italia Giancarlo Galan, ha depositato una memoria difensiva in Giunta alla Camera, poi ha convocato una conferenza stampa per fornire all'opinione pubblica la sua versione dei fatti sull'inchiesta sul Mose: “Non ho le colpe che mi vengono attribuite” dice mostrando documenti, tabelle, foto e sostenendo che nei suoi confronti “vi sia stato fumus persecutionis”.

Per gli inquirenti però esisterebbero “cospicue operazioni commerciali nel Sud Est asiatico”. Un giro di affari per 50 milioni di dollari, e di cui sarebbero state trovate tracce nei documenti (ma sembra che ci siano anche alcune intercettazioni ambientali e telefoniche) in possesso del presunto prestanome Paolo Venuti (fermato all'aeroporto di Venezia mentre stava per partire per l'Indonesia) e che condurrebbero direttamente alla famiglia Galan e per questo i pm hanno richiesto al Gip gli arresti. Prima della conferenza stampa gli avvocati di Galan, Antonio Franchini e Niccolò Ghedini, avevano affermato che “la notizia di presunti interessi economici in Indonesia dell'onorevole Galan attraverso la società 'Thema Italia Spa' è stata puntualmente smentita, documentalmente e testimonialmente, sia dall'imprenditore Roberto Bonetto che dal suo legale Avv. Piero Belloni Perresutti”. Galan appare amareggiato quando dice: “Chiedevo che i magistrati mi ascoltassero e che fossero i primi a farlo, nel 2013 quando sono stati arrestati i miei attuali accusatori e volevo che mi ascoltassero all'inizio di questa vicenda. Non hanno voluto farlo e ora sono qui”.

Poi sul presunto sistema delle mazzette: “In 160 mila pagine di inchiesta non c'è uno che dica che mi ha messo in mano mille euro - ha insistito Galan - Io mi sono fatto un'idea: qualcuno quei soldi se li è presi. Avete capito come funziona? Baita fa una fattura falsa a San Marino, la Minutillo parte e gli porta i soldi, come facevo ad accorgermi? Comunque nessuno dice che mi ha dato una lira”.

Quindi sul suo “patrimonio accumulato prima di diventare presidente della Regione Veneto, nessuno ne tiene conto, tanto meno la Guardia di Finanza. La somma fiscale netta delle mie entrate dal 1987 dal 1991 è stata di un milione e 326mila euro. Sono gli anni che sono esclusi dalla sommatoria della Gdf. Ero un dirigente di una società privata che fatturava miliardi di lire, non un negozietto”. Quindi smentisce di avere 18 conti correnti e di avere interessi in Indonesia sul gas: “Io ho un attivo di 702 mila e rotti euro, non sono nato entrando in politica eppure del patrimonio accumulato prima nessuno ne tiene conto, soprattutto la Guardia di Finanza” che calcolerebbe solo l'imponibile da quando “sono in politica. E' l'unica voce che la Gdf mette a mio carico, ma si dimentica altre voci che sono il 70-80% del reddito. Quanto agli interessi nascosti in Indonesia, io non sapevo neppure che in Indonesia ci fosse del gas, a me del gas in Indonesia non me ne frega proprio niente”.

Quindi rivolto ai giornalisti che avrebbero scritto “le peggiori infamie. Io so che il politico è un mostro, ma mi aspettavo più rispetto nei confronti miei e della mia famiglia”.

Sul manager Piergiorgio Baita che lo accusa: “È un uomo di intelligenza elevatissima, ma di un cinismo feroce, uno davvero capace di tutto e ha un limite preciso: la presunzione. Si ritiene troppo più intelligente di chiunque altro. Ora è tornato a lavorare, nello stesso settore, fa l'uomo copertina in alcune interviste settimanali, ha patteggiato per quei reati. Si direbbe un fenomeno, un fenomeno del male, se non ci fosse qualche altro valore nella vita”.

Sulla la richiesta di arresto nei sui confronti, Galan si dice “fiducioso sul fatto che la Giunta per le autorizzazioni della Camera leggerà bene i documenti. Fino a prova contraria, credo sempre nella buona fede delle persone. Voglio sperare si leggano bene la carte”.

Poco dopo la conferenza, al termine di una seduta durata oltre 10 ore, il consiglio comunale di Venezia, travolto dalla vicenda Mose e privo del sindaco che non si è presentato, è stato sciolto dopo che 24 consiglieri di maggioranza hanno rassegnato contemporaneamente le dimissioni. Il pubblico ha interrotto più volte i lavori al grido di “dimettetevi”.

Giuseppe Bianchi

(24 giugno 2014)

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