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Choc a Napoli

Il sindaco di Napoli condannato per abuso in atti d'ufficio dovrá dimettersi altrimenti lo sospenderà il prefetto

Le legge Severino, applicata retroattivamente per Silvio Berlusconi, portera' alla sospensione dalle funzioni di Luigi De Magistris, nella foto con Roberto Vecchioni.

Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris è stato condannato ad un anno e tre mesi di reclusione  e ad anno di interdizione dai pubblici uffici per abuso in atti di ufficio. L’imputazione si riferisce al periodo in cui svolgeva le funzioni di pubblico ministero a Catanzaro, nella c.d. inchiesta “Why not”.

In quell’occasione, l’attuale sindaco di Napoli ordinò l’acquisizione dei tabulati delle utenze telefoniche di alcuni parlamentari, senza aver preventivamente richiesto la specifica autorizzazione al Parlamento.

Con la sentenza il tribunale di Roma ha anche condannato De Magistris a risarcire i danni causati a Romano Prodi, Clemente Mastella, Marco Minniti, Sandro Gozi, Giancarlo Pittelli, Francesco Rutelli e Antonio Gentile; stabilendo una provvisionale di 20.000 euro a favore  di ciascuno di loro.

La pena è stata sospesa ed è stata disposta la “non menzione” nel casellario giudiziario. Tuttavia, il problema più grosso è costituito dal fatto che la c.d. “Legge Severino”, già applicata retroattivamente per Silvio Berlusconi, prevede espressamente, in casi come questi, la sospensione dalla carica, anche in caso di condanna di primo grado.

La reazione di Luigi De Magistris alla richiesta di dimissioni è stata veemente. Intervenendo in consiglio comunale, oggi il sindaco di Napoli ha dichiarato: “qualcuno dice che mi dovrei dimettere, ma sono i giudici che mi hanno condannato che lo dovrebbero fare, non certo io che ho sempre fatto il mio dovere”.

Secondo l’ex pubblico ministero, si tratterebbe di “una sentenza che giuridicamente fa acqua da tutte le parti” ed ha poi proseguito con un pesantissimo affondo: “siamo di fronte ad uno Stato profondamente corrotto, io sono un uomo delle Istituzioni, non mi farò trascinare a non aver più fiducia nello Stato”.

Oggi a Napoli era presente anche la seconda carica dello Stato, il Presidente del Senato Pietro Grasso, per l’inaugurazione della Fondazione Quartieri Spagnoli. Interpellato in merito, ha perentoriamente affermato che “la Legge Severino va applicata e lo si è già fatto per altri sindaci”.

“De Magistris valuterà al meglio e sa benissimo che se non lo dovesse fare ci sarebbe comunque un provvedimento da parte del prefetto”. Quest’ultimo, sentito sulla questione, ha riferito di essere in attesa degli atti, senza precisare altro. 

Sulla vicenda è intervenuto anche l’ex collega e attuale Presidente dell’Autorità Anticorruzione, Raffaele Cantone, sottolineando : “mi dispiace per Luigi. Sono suo amico e gli auguro di poter dimostrare tutta la sua innocenza, ma mi dispiace per la reazione”, ha aggiunto. “Pensavamo di esserci buttati alle spalle questa logica dell’attacco ai complotti giudaico-massonici, soprattutto quando vengono dalla magistratura”, riferisce adnkronos.

Cantone ha concluso evidenziando che “le sentenze non condivisibili vanno appellate, ma vanno rispettate”. Poche ore fa è intervenuta anche l’Associazione Nazionale Magistrati, giudicando “gravi ed offensive le dichiarazioni del sindaco di Napoli Luigi De Magistris nei confronti dei giudici del Tribunale di Roma”.

Anche Marco Travaglio, notoriamente vicino a De Magistris, ha detto la sua, sottolineando che, nonostante sia convinto dell’innocenza del sindaco di Napoli, tuttavia “deve dimettersi”.

Fra le tante dichiarazioni  rilasciate oggi da Luigi De Magistris, ha particolarmente stupito l’attacco all’avv. Severino, ex Ministro della Giustizia, che ha dato il nome alla norma in base alla quale De Magistris ora dovrà dimettersi, se vorrà  evitare di essere sospeso dal prefetto.

L’ex p.m. non ha trovato di meglio che accusarla di “essere l’avvocato di parte civile” nel processo che ha visto la sua condanna. Anche se, francamente, non si comprende bene, nel caso specifico, quale sia la colpa della Severino.

Come si vede, alla fine si torna sempre all’interpretazione della Legge Severino (che in realtà è un decreto legislativo). Ai tempi in cui si discusse la decadenza di Berlusconi si crearono due opposte fazioni, che non vollero nemmeno sentire le ragioni dell’altra.

Da una parte c’era chi considerava la decadenza come una sanzione penale; dall’altra, la si considerava, invece, un semplice effetto della condanna penale o, più precisamente, una sanzione di tipo amministrativo. Nel primo caso, è evidente che la sanzione non avrebbe potuto essere applicata retroattivamente; nel secondo sì, secondo i sostenitori della “decadenza automatica”.

In realtà, su Berlusconi, la decisione di farlo decadere da senatore, fu “tutta politica”. Successivamente, peraltro, il Tar ed il Consiglio di Stato, in casi simili si sono pronunciati per la “retroattività”. Ora Berlusconi è in attesa del pronunciamento della Corte Europea dei diritti dell’uomo, che in passato, quando si trattava di sanzioni accessorie -addirittura anche solo di perdita di punti della patente- si è sempre schierata per “l’irretroattività” delle norme.

In sostanza, qui non si tratta di dare giudizi sulla “Legge Severino”, approvata sulla scia di una sempre più grande richiesta di norme anticorruzione e della massima trasparenza per i pubblici amministratori. La questione è strettamente giuridica; e da questo punto di vista, per la verità, le norme in vigore vietano espressamente la retroattività anche per le sanzioni amministrative (art.1 L.689/81 e art. 2 L.231/2001, sulla responsabilità degli enti).

Il problema, quindi, è l’applicazione della legge Severino e, da questo punto di vista, in attesa di un eventuale diverso orientamento della Corte di Strasburgo, in Italia si è deciso che “può essere applicata anche per fatti commessi prima della sua entrata in vigore"; in sostanza,  può essere applicata “retroattivamente”.

Sotto questo profilo, quindi, Luigi De Magistris non sembra avere alcuna possibilità di scampo : o si dimette o, in caso contrario, sarà sospeso dalle sue funzioni dal prefetto di Napoli Antonio Musolino.

 

 

Moreno Morando

(26 settembre 2014)

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