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Caccia

I familiari lo querelano, poi ci ripensano... ma lo Stato non gli concede il porto d'armi

Al soggetto potenzialmente pericoloso non può essere rilasciata l'autorizzazione a detenere armi, neppure a fini sportivi o di diporto.

Il Consiglio di Stato, con sentenza n. 1731 del 01/04/2015, si è pronunciato sulla legittimità del rifiuto dato dalla Questura della Provincia di Ravenna ad un soggetto che aveva richiesto il porto d'armi per fucili da caccia.

Il Supremo Giudice Amministrativo ha confermato la sentenza del TAR Emilia Romagna n. 916/2014 poichè il soggetto richiedente era stato giudicato, per fatti pregressi alla richiesta ed emersi in corso di causa, inaffidabile in ordine alla possibilità, seppure astratta, che potesse abusare di tale autorizzazione e potesse impropriamente, quindi, utilizzare le armi in suo possesso.
 
Nell'ordinamento italiano, il porto d'armi ha carattere eccezionale e, dunque, l'Autorità amministrativa può tener conto, ai fini del rilascio dello stesso, di vicende e situazioni personali del soggetto richiedente, che, anche se non configurano vere e proprie figure di reato, sono comunque considerate pericolose e denotano la non totale affidabilità del soggetto stesso.
 
Nel caso specifico, il soggetto aveva posto in essere delle figure di reato nei confronti dei propri familiari da cui era stato querelato.
 
Poco importa, continua il Consiglio di Stato, se tale querela era, poi, stata rimessa - cosa piuttosto frequente quando i conflitti sorgono in ambito familiare - poiché tale circostanza non elimina, certamente, "I comportamenti e le circostanze rilevanti ai fini del giudizio di affidabilità in ordine alla condotta di vita e all'assenza di pericolo di abuso da parte di chi sia autorizzato alla detenzione ad all'uso delle armi, alla luce di quanto previsto dall'art. 43, comma secondo, del R.D. n. 773/1931".
 
Tutto questo poichè il nostro ordinamento è ispirato a regole limitative della diffusione e possesso di armi, in quanto assume carattere prevalente l'interesse pubblico alla sicurezza ed all'incolumità delle persone, rispetto all'interesse del privato, soprattutto qualora il privato impieghi le armi a fini di caccia o a fini sportivi.   

Maria Cristina Colacino

(7 aprile 2015)

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