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Corte di Cassazione

Cade per la calca all'ingresso dello spettacolo, il Comune paga i danni

La sentenza della Terza Sezione n. 19993 del 6.10.2016.

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Carambola anche il Comune - Puntata 27 - Stagione II
 

Mentre saliva i gradini dell'auditorium comunale per assistere allo spettacolo di un comico, una signora di 63 anni veniva sospinta dalla folla che si accalcava al suo ingresso e, anche a causa della carenza d'illuminazione dell'area e della mancanza di personale di sorveglianza che consentisse un regolare flusso nell'ingresso dei numerosi spettatori, era caduta sulla scalinata, procurandosi gravi lesioni da cui erano residuati a suo carico anche postumi invalidanti permanenti.

La Signora iniziava il contenzioso con il Comune per ottenere i relativi danni che, in sede di giudizio di appello, venivano riconosciuti, ma in misura ridotta per l'accertamento di una concorrente responsabilità, nella misura del 75%, della danneggiata in quanto secondo la Corte d'Appello la signora si sarebbe consapevolmente esposta al rischio di subire spintoni da parte degli altri impazienti e accaniti avventori e di cadere a terra in quanto la sua non più giovane età - proprio le problematiche di illuminazione e la presenza dei gradini che potevano determinarle problemi di equilibrio - avrebbe dovuto indurla a sottrarsi alla calca e tenersi in disparte in attesa della apertura della porta di ingresso, in modo tale da accedere alla struttura con modalità tali da non rischiare spintoni o strattoni.

La Corte di Cassazione Sezione Terza con la sentenza n. 19993 del 6.10.2016 ha annullato la sentenza, con rinvio alla Corte d'Appello, che in diversa composizione procederà a nuovo esame, in quanto ha ritenuto erroneo l'assunto della corte di merito là dove - dopo avere correttamente ascritto la caduta alla negligente, imprudente ed imperita organizzazione dello spettacolo da parte del Comune, ergo alla colpa del medesimo (per non avere predisposto «idonee misure (transenne o corridoi di accesso obbligati)» nè la presenza «di personale incaricato», che «avrebbe potuto, quanto meno, contenere la calca deglispettatori ed evitare condizioni di rischio per quest'ultimi») - è pervenuta a sostanzialmente svuotare di contenuto tale conclusione apoditticamente ed illogicamente ascrivendo la caduta dell'odierna ricorrente pressochè in via esclusiva alla sua stessa colpa.

In sostanza la Corte di Appello avrebbe errato laddove ha affermato che se l'odierna ricorrente fosse stata più prudente, come le circostanze di tempo e di luogo imponevano, al pari degli altri spettatori non sarebbe caduta.

I giudici di Palazzo Cavour osservano, per contro, che, ben nota la situazione dei luoghi («le carenze di illuminazione», la «presenza nel piazzale di gradini», la mancanza di misure idonee e di sorveglianza) emerge viceversa con tutta evidenza la diretta derivazione del sinistro (la caduta, con conseguenti gravi lesioni personali della spettatrice odierna ricorrente ) alla condotta colposa proprio del Comune organizzatore non improntata alla diligenza, prudenza e cautela dovute in relazione alle concrete circostanze di luogo e del caso, non avendo il Comune dimostrato che l'evento dannoso presentasse i caratteri dell'imprevedibilità e dell'inevitabilità non superabili con l'adeguata diligenza del caso, ovvero che l'evitabilità del danno fosse perseguibile solamente con l'impiego di mezzi straordinari.

Enrico Michetti

 

La Direzione

(9 ottobre 2016)

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