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Riforme

Renzi annuncia la sua rivoluzione della Scuola

Nel prossimo Consiglio dei Ministri sara' esaminato il suo progetto di riforma che dovrebbe scardinare il "sistema"

Matteo Renzi, parlando della riforma della Scuola, aveva incuriosito molti con quel suo :”vi stupirò!”. Mario Ajello, sul Messaggero, anticipa oggi i cardini su cui poggerà la “sua” ennesima rivoluzione, che riguarderà il reclutamento, la formazione, l’orario di lavoro e la valutazione di merito degli insegnati.

Naturalmente, qualcuno pensa già alle reazioni dei sindacati, ma da questo punto di vista il Premier non sembra affatto preoccupato. Anzi, per la verità, con le sue battute, spesso dà l’impressione di voler quasi “sfidare” le organizzazioni sindacali sul terreno del rinnovamento”.

Ad ogni buon conto, i principi della riforma della Scuola -secondo quanto riportato da Il Messaggero- si basano su due pilastri fondamentali : “i soldi per la prima volta non vengono tagliati alla scuola, ma al contrario c’è un investimento”; l’dea che “bisogna tornare a credere nella scuola”; il tutto contenuto in disegno di legge che dovrebbe portare proprio la “firma” del Premier.

Renzi vuole fare in fretta, anche perché intende sottoporre il piano del governo ad un dibattito ed al centro di una grande consultazione (come è stato fatto ad esempio per la Giustizia e per la P.A.) tra insegnanti, studenti, famiglie, istituzioni locali, comitati dei cittadini e varie associazioni del settore.

Secondo il Presidente del Consiglio la cosa più “stupefacente e rivoluzionaria”, per un Paese come il nostro, è il fatto “che gli insegnati non saranno più tutti uguali, livellati tendenzialmente verso il basso e dunque demotivati”. Renzi, in pratica, vuole che siano premiati “i meriti”, anche in termini di retribuzione.

Il Premier vuole assolutamente mettere la parola fine al metodo che finora ha bloccato la scuola ed il Paese : “il fatto che l’unico modo per valutare l’insegnante è l’anzianità”. L’aveva già scritto nel suo libro e per lui è ancora un principio fondamentale al quale ispirare la sua azione : l’insegnante dovrà rendersi conto che “scommettere sulle valutazioni non è il modo per punire ma per premiare”.

Per questo serve introdurre la formazione  e l’aggiornamento, che ora non sono obbligatori, ma lo saranno con la nuova normativa, secondo il Premier. Anche se tutto potrà essere applicato, comunque, solo dopo la scadenza del contratto nazionale della scuola, nel 2015.

Insomma, quel “vi stupirò”, in sostanza significa : investimenti, merito, formazione; cambiamento dei programmi, con grande attenzione per l’informatica e l’inglese, fin dai primi anni di studio. Ma, soprattutto, per Renzi vuol dire : “fine dell’egualitarismo non meritocratico” (e non democratico); per passare, al contrario,  alla valorizzazione ed alla difesa della “dignità degli insegnanti”, ed all’attuazione completa, “vera” -non come è avvenuto finora- dell’autonomia scolastica.

Moreno Morando

(25 agosto 2014)

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