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Diritti dei lavoratori

I sindacati tirano fuori i muscoli: vince il diritto ad ottenere le informazioni sui dipendenti

Il Consiglio di Stato si pronuncia a favore del diritto all’informazione anche per i sindacati non rappresentativi a livello nazionale.

Anche i più piccoli si fanno valere. Così è stato per A.S.A.P. (Associazione Sindacale Appartenenti Polizia) che ha vinto un ricorso contro il Ministero dell’Interno.

Il Consiglio di Stato, con sentenza del 9 settembre n. 4580, si è pronunciato, in particolare, sui diritti dei poliziotti: è fondamentale far valere il diritto di informazione di qualsiasi sindacato - anche se non compreso tra le associazioni più rappresentative - a determinate comunicazioni essenziali all'esercizio delle sue funzioni da parte dell'Amministrazione.

La vicenda parte dal lontano 1994, anno di nascita dell’Associazione che si costituiva come sindacato di categoria dei dipendenti della Polizia di Stato ma senza possedere il requisito della maggiore rappresentatività e senza sottoscrivere i contratti collettivi di lavoro.

Così è iniziato un tira e molla dove, salvo taluni e solo iniziali riscontri di disponibilità, l’ Ufficio per le Relazioni Sindacali della Polizia di Stato negava i diritti di informazione preventiva e successiva al sindacato, barricandosi dietro il pretesto che le informazioni fossero riservate solo alle organizzazioni sindacali più rappresentative sul piano nazionale.

In particolare l'associazione sindacale chiedeva l'accertamento del diritto a ricevere tutta la documentazione avente ad oggetto il rapporto di lavoro e le questioni sindacali nonché i tabulati degli iscritti e dei contributi associativi versati.

Niente di tutto ciò veniva concesso al sindacato che, a prescindere dalle sue dimensioni, per aspetti che concernono le ragioni della sua esistenza e minima funzionalità, è un soggetto costituzionalmente qualificato.

Perso il ricorso in primo grado (secondo TAR Liguria peraltro la causa doveva essere decisa davanti il giudice ordinario del lavoro e non amministrativo),  i giudici di palazzo spada hanno accolto le ragioni del sindacato chiarendo alcuni importanti principi in tema di diritti sindacali.

Dice il giudice che, salvo le controversie relative a comportamenti antisindacali delle pubbliche amministrazioni che spettano al giudice ordinario (comma 3 dell’art. 63 della legge sul pubblico impiego), per i Corpi di polizia decide il giudice amministrativo anche riguardo i diritti sindacali.

Questo principio, continua il giudice, vale tanto più quando è lo stesso sindacato a negare di aver inteso avanzare una richiesta di accertamento di condotta antisindacale ai sensi dell'art. 28 della legge n. 300 del 1970 (procedura espressamente riservata alle associazioni sindacali più rappresentative sul piano nazionale).

Conclude il collegio affermando che “il diritto di informazione non può essere plausibilmente negato a qualsiasi sindacato legittimamente costituito e riconosciuto che ne faccia richiesta” e “a prescindere dal concorso alla formazione di contratti nazionali”.

Una buona notizia per il sindacato dei poliziotti che, trovandosi prima in netto svantaggio (anche ai fini della competizione per estendere la partecipazione e concorrere con i sindacati maggiori), garantirà maggiore spazi di tutela e rappresentanza ai propri iscritti.

Luca Tosto

(10 settembre 2014)

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