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Procura della Repubblica di Milano

Continua lo scontro al vertice: Bruti Liberati ha esautorato Robledo dalle inchieste sulla corruzione

Il Csm scaduto a giugno aveva "deciso di non decidere" ed ora questa nuovo provvedimento del Procuratore Capo contro l'Aggiunto Robledo scatenera' ulteriori denunce e contrasti.

Non accenna a diminuire lo scontro nel Palazzo di Giustizia di Milano. Il Procuratore Capo della Repubblica Edmondo Bruti Liberati si è reso protagonista di un ennesimo colpo a sorpresa nella “guerra” che lo oppone al suo “Aggiunto” Alfredo Robledo, esautorandolo dal ruolo di capo del pool anti corruzione e assegnandolo ad un incarico di ripiego (almeno rispetto all’importanza della delega sulla corruzione), come l’ufficio che si occupa della esecuzione delle pene.

In attesa che il Csm assegni alla Procura di Milano l’altro procuratore aggiunto, Bruti Liberati ha assegnato a se stesso l’incarico di coordinatore di tutte le indagini sui reati contro la P.A., compreso Expo 2015. Nel provvedimento del Procuratore della Repubblica si specifica che Robledo potrà continuare a seguire “solo i fascicoli di cui è direttamente titolare”.

Il contrasto tra i due dirigenti della Procura di Milano risale a diversi mesi addietro; in particolare, nel marzo scorso Robledo aveva denunciato il suo capo al Consiglio Superiore della Magistratura, accusandolo di varie irregolarità nell’assegnazione dei fascicoli, dal caso Sea-Gamebrale a quello al “caso Ruby”, nel quale è imputato l’ex Premier Silvio Berlusconi.

Nell’istruttoria condotta dalla competente Commissione del Consiglio Superiore era stato sentito anche Ferdinando Pomarici, figura storica della Procura milanese, che aveva sostanzialmente confermato alcune delle accuse formulate da Robledo, affermando, in particolare, che “l’assegnazione dell’indagine sul caso Ruby al procuratore aggiunto e capo della DDA Ilda Bocassini” doveva considerarsi “anomala e non conforme ai criteri vigenti”.

A quel punto, molti esperti avevano previsto una decisione del plenum del Csm sfavorevole a Bruti Liberati; ma a sorpresa, l’allora vice Presidente del Consiglio Superiore Michele Vietti, aveva  riferito di una lettera ricevuta dal Presidente della Repubblica (che è anche Presidente dell’organo di autogoverno dei giudici), che richiamava l’attenzione sulle prerogative del capo della Procura e che è stata interpretata da quasi tutti gli analisti come un intervento a sostegno di Edmondo Bruti Liberati.

In sostanza, il plenum “decise di non decidere”, limitandosi ad inviare gli atti al Procuratore Generale della Cassazione per la valutazione del comportamento di entrambi i magistrati. Si è scritto molto sulla cronica “indecisione” di Ponzio Pilato durante il processo a Gesù -stando a quanto riferiscono i vangeli c.d. “sinottici” di Marco, Matteo e Luca- culminato, secondo queste versioni, nel suo rifiuto di assumersi responsabilità in merito : “lavandosene le mani”.

Lasciando perdere le valutazioni di carattere storico, che richiederebbero troppo tempo, -e limitandoci a quanto viene riportato nei vangeli- non si può fare a meno di constatare che Ponzio Pilato, al confronto del plenum del Csm appena sostituito, si è comportato come un vero e proprio “decisionista”.

Questa “non decisione” del Consiglio Superiore della Magistratura scaduto a giugno, in sostanza, non ha fatto altro che procrastinare la soluzione dei problemi cronici che permangono all’interno della Procura più famosa del Paese ed appesantire il lavoro del nuovo Csm, che dovrà ora esprimersi anche sul provvedimento con il quale Bruti Liberati, di fatto, ha “fatto fuori” il Procuratore Aggiunto Alfredo Robledo da tutte le delicatissime inchieste sulla corruzione.

 

 

 

Moreno Morando

(4 ottobre 2014)

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