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Parlamento in seduta comune

Il Capo dello Stato amareggiato: hanno scelto un membro del Csm "ineleggibile"

Gaffe clamorosa del Parlamento in seduta comune: ha mandato al Consiglio Superiore della Magistratura Teresa Bene che non ha i requisiti.

Il Parlamento in seduta comune arranca da mesi per sostituire i due giudici costituzionali, il cui mandato è scaduto a giugno. Il Presidente della Consulta, Giuseppe Tesauro, ha espresso ieri la sua vibrante protesta per questo stallo, che penalizza fortemente l’immagine ed i lavori della Corte.

Qualche giorno fa sembrava finito, quantomeno, il calvario relativo all’elezione dei membri laici del nuovo Consiglio Superiore della Magistratura, che per questo non era ancora riuscito a insediarsi. Purtroppo non era esattamente così.

Il Plenum del Csm, nella sua prima riunione, presieduta da Giorgio Napolitano, ha dichiarato ineleggibile Teresa Bene, votata su indicazione del Partito Democratico, accogliendo così la proposta della Commissione verifica titoli, che aveva riscontrato nella stessa la mancanza del requisito dei 15 anni di esercizio della professione forense.

La previsione è contenuta nell’art. 104 della Costituzione, il quale prevede espressamente che il Parlamento in seduta comune elegga un terzo dei componenti del Csm scegliendoli tra “professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio”.

Teresa Bene è professore associato -e non ordinario- quindi, non ha il primo requisito; ma i proponenti ritenevano che non ci fossero problemi con il secondo. Invece, la Commissione competente del Csm ha accertato che è stata commessa una clamorosa gaffe da parte del Parlamento in seduta comune, eleggendo un membro laico nell’organo di autogoverno della Magistratura, senza che, questi, ne avesse i titoli.

Il Presidente della Repubblica si è detto “rammaricato per quanto accaduto. Può esserci stata frettolosità e disattenzione da parte del Parlamento nel pur laborioso processo di selezione per i rappresentanti del Csm”. Direi che la formula dubitativa usata diplomaticamente dal Capo dello Stato - in relazione alla circostanza  che possa “esserci stata frettolosità …….”, può anche essere “rimossa”.

Non c’è alcun dubbio, infatti, che quanto accaduto è semplicemente scandaloso. Purtroppo, in questo caso ad aver sbagliato sono veramente troppi. In primo luogo la candidata stessa, che doveva essere la prima a sapere di non avere i requisiti richiesti dalla Costituzione.

Di seguito la parte politica proponente, che avrebbe dovuto accertarsi della circostanza, prima di formulare la proposta; in una situazione, oltretutto, già abbastanza imbarazzante per i gravi ritardi registrati nell’elezione dei due giudici della Consulta e dei membri laici del Csm, tanto da provocare una sentita reazione del Presidente della Repubblica, costretto in più occasioni a sollecitare gli adempimenti previsti.

Come se non bastasse, si registra un’ulteriore aggravante. Infatti, l’ex Ministro Rosy Bindi ha dichiarato oggi di aver segnalato “l’incompatibilità” di Teresa Bene, ma di essere rimasta inascoltata.

Tuttavia, l’omissione più grave sembrerebbe essere quella degli uffici a ciò deputati delle due Camere. Com’è possibile che, con tutti gli esperti ed i consulenti a disposizione di Camera e Senato, nessuno si sia accorto di un errore tanto evidente? Ma non eravamo la “Patria del Diritto”?

Moreno Morando

(30 settembre 2014)

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