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Consiglio Europeo e manovra

Renzi duro con la UE, mentre il ddl "Stabilita'" e' arrivato alla Camera con qualche novita'

Il Premier sembra molto a suo agio nel duro confronto con i vertici UE. Intanto e' stato precisato che il Tfr in busta paga non sara' calcolato nel reddito, per non sforare il tetto degli 80 euro.

La pubblicazione da parte del Governo italiano della lettera “strettamente confidenziale” con la quale l’Unione Europea chiedeva chiarimenti per il mancato rispetto dei parametri su debito e deficit (in rapporto al prodotto interno lordo) ha fatto letteralmente infuriare il Presidente uscente della Commissione Manuel Barroso.

Qualcuno ha anche ipotizzato che si sia trattato di un atto concordato -quantomeno con il Commissario Katainen- ma il Premier non si è lasciato sfuggire l’occasione per puntare il fucile sulla Commissione uscente. “Basta lettere segrete” ha subito dichiarato Matteo Renzi, “pubblicheremo i dati economici di quanto si spende a Bruxelles. Sarà molto divertente”.

Com’è noto, il nostro Presidente del Consiglio si trova particolarmente a proprio agio in queste situazioni “conflittuali”, tanto che ha anche aggiunto sprezzante: “stiamo discutendo di 1-2 miliardi di euro di differenza, possiamo metterli domattina!”.

Non è difficile immaginare come possano essere state accolte queste parole da Barroso e, tuttavia, desta sorpresa la sua reazione stizzita “data in pasto alla stampa”. Da un politico esperto come lui, infatti, ci si sarebbe aspettato un atteggiamento più diplomatico e, comunque, più “controllato”. Se la sua intenzione era quella di mettere in difficoltà Renzi, in realtà, ha finito per fornirgli un “assist” fantastico, invitandolo a nozze proprio sul suo terreno preferito.

La verità è che Renzi ha puntato da tempo sul suo rapporto preferenziale con Jean-Claude Juncker, che prenderà il posto di Barroso fra una settimana. Il nostro Premier ha anche appoggiato la durissima protesta del Primo Ministro del Regno Unito, David Cameron, contro l’aumento dei contributi UE, ma sempre attaccando i burocrati e la Commissione uscente, per avere mani libere con quella nuova, dove ci sarà anche la sua fedelissima Federica Mogherini. In ogni caso, mentre è in corso il Consiglio Europeo, le diplomazie sono al lavoro per trovare una mediazione.

Per quanto riguarda la Legge di Stabilità, dopo una settimana è arrivata la “bollinatura” della Ragioneria dello Stato e, subito dopo, il “via libera” del Quirinale, consentendo il deposito del disegno di legge di Stabilità presso i competenti uffici della Camera dei Deputati, dove inizierà l’esame del provvedimento la settimana prossima.

Ci sono alcune novità nel testo finale, rispetto a quanto era stato annunciato nei giorni scorsi, essendo state accolte le richieste di modifica avanzate dal Tesoro sul “bonus bebè” e sul pagamento delle pensioni il 10 del mese. Su quest’ultimo punto, in particolare, che aveva suscitato le veementi proteste delle associazioni sindacali, è stato chiarito che lo slittamento vale solo per chi beneficia di “più trattamenti”.

In relazione al bonus per i figli, sarà pagato mensilmente previa presentazione di domanda all’Inps; durerà tre anni e riguarderà i figli nati o adottati dopo il primo gennaio prossimo. In particolare, si tratterà di un assegno annuo di 960 euro e riguarderà chi ha un reddito lordo famigliare fino ad un massimo di 90.000 euro, escluso questo assegno.

Per il 2015 sono stati stanziati 202 milioni di euro, che basteranno per 200.000 bambini, sui 500.000 che nascono ogni anno, escluse le adozioni. E’ stato garantito, tuttavia, che tutte le domande saranno accolte e, se necessario, i fondi saranno aumentati. Nel 2016 e nel 2017 si passerà rispettivamente a 607 milioni e ad un miliardo

Il Governo ha poi modificato la parte del disegno di legge relativa alla “clausola di salvaguardia Iva” (aumento che scatterebbe nel caso che qualcosa andasse storto su previsioni, incassi e spese). In sostanza, è stata cancellata quella a suo tempo prevista dal Governo Letta, ma contemporaneamente ne è stata introdotta un’altra, che prevede un aumento di due punti percentuali per i beni al 10 ed al 22%, dal primo gennaio 2016 e di un altro punto dall’anno successivo.

Arriverà poi una stretta sull’Isee (indicatore della situazione economica), utilizzato per l’accesso ai servizi come gli asili nido. I tagli per i Ministeri ammonteranno a un miliardo nel 2015, per salire negli anni successivi, fino a 1,3 miliardi nel 2017. Per quanto riguarda lo sconto sui neoassunti, nel provvedimento finale la soglia per l’azzeramento dei contributi è stata portata a 8.060 euro (prima si era parlato di 6.200). Da questa misura c’è chi si aspetta un milione di posti di lavoro in più.

Inoltre, sono stati stanziati 2 miliardi per ammortizzatori e cig in deroga per il 2015. E’ stato anche precisato che sul Tfr in busta paga si pagherà la tassazione ordinaria, ma non verrà calcolata sul reddito, per evitare di sforare il tetto fissato per gli “80 euro”.

Moreno Morando

(24 ottobre 2014)

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