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Corte di Cassazione

Furto di corrente, ecco come e quando scatta l'aggravante

La sentenza della Suprema Corte pubblicata il 22 febbraio 2017.

Era stato condannato in primo e secondo grado per furto aggravato perché, al fine di trarne profitto e con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, si impossessava dell'energia elettrica erogata dall'ENEL per un valore imprecisato, con il mezzo fraudolento consistito nell'allaccio abusivo alla rete elettrica ENEL mediante un cavo elettrico, che alimentava l'edificio adibito a scuola comunale, dallo stesso occupata.

Non solo inutile, ma anche costoso è stato il tentativo effettuato dal ladro di corrente di ottenere una riduzione della pena in quanto la Corte di Cassazione, Sezione Quinta Penale, con sentenza pubblicata in data 22 febbraio 2017 (Presidente: PALLA Relatore: CATENA Data Udienza: 23/01/2017) ha rigettato il ricorso condannandolo sia al pagamento delle spese processuali che ad una ulteriore somma in favore della Cassa delle Ammende.

Secondo la pacifica giurisprudenza richiamata dalla Corte regolatrice "in tema di furto di energia elettrica costituisce mezzo fraudolento, e pertanto integra l'aggravante di cui all'art. 625 n. 2 cod. pen., l'allacciamento abusivo alla rete tramite sistemi quali un cavo volante, un cavo bipolare, ovvero qualsiasi modalità di allacciamento per la sottrazione dell'elettricità diretto alla rete di distribuzione, in quanto tale attività comporta il necessario danneggiamento, seppure marginale, per distacco dei fili conduttori".

Sulla base di tale principio la Corte - accertato che il ricorrente aveva effettuato un allacciamento abusivo alla rete elettrica a mezzo di un cavo elettrico, con conseguente integrazione della contestata circostanza aggravante - ha dichiarato il ricorso inammissibile.

Fonte: Massimario Gazzetta Amministrativa

Enrico Michetti

La Direzione

(26 febbraio 2017)

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