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Tagli alle indennità per dipendenti comunali

I Capitolini ... tentano di non capitolare

Rispondere alla relazione del MEF attraverso il taglio delle indennità accessorie per ottenere risultati e soluzioni virtuose che in realtà non colgono la natura di un vero cambiamento per la Pubblica Amministrazione.

Incorrere in sproloqui banali e retorici è il rischio, quando il rigore delle economie sembra trovare unicamente soluzioni nei tagli, ultimi quelli previsti per i dipendenti pubblici, a seguito di quanto riconosciuto illegittimo all'interno della relazione del MEF in merito alle indennità accessorie. Ma può essere questo un primo passo per ottenere soluzioni virtuose, in nome dell’efficienza e del risanamento?

Trasformare e rinnovare completamente un sistema ormai obsoleto e corroso dagli eventi di un paese, che richiede sempre più protezione, è ben altro. Ci si preoccupa di elaborare riforme che racchiudono un “bricolage” di azioni ed interventi, quali risultati congeniali ai desideri degli attuali governanti, ma che non possono rappresentare soluzioni concrete, risposte a bisogni complessi, alternative valide per condurre alla realizzazione di progressivi miglioramenti.In realtà i compromessi tra le istituzioni, gli accordi politici e le trattative sindacali, che tentano di mediare soluzioni attraverso scambi di comuni interessi....tentano solo di legittimare soluzioni decisamente pregiudizievoli per tutti, come per i dipendenti di Roma Capitale.

Ogni intervento ormai dimostra una pericolosa strumentalità delle soluzioni offerte, quasi fossero ultimo approdo per risollevare le sorti di un bilancio carente e precario e celare errori, eccessi, mancanze e la conseguente scomparsa della cultura del welfare, poiché ovunque vi sia politica, può e deve solo valere l’uniformarsi alla maggioranza del momento, “mortificando” equilibri,"soffocando" rispetto e trascurando attenzione per ciò che tangibilmente vale. I mass media “producono” notizie più o meno simili tra loro, conformi all’idea generalizzata di un’Amministrazione Pubblica fatiscente, scorretta, usurpatrice di diritti e "rigurgitante" di privilegi, che a stento tiene il passo con le esigenze del momento. Ma il problema è quello di riuscire ad affrontare un sistema che continua ad essere disancorato dalla realtà, sempre meno congruo e sempre più consumato dall'estenuante conflitto tra indirizzi politici, interessi economici e valori sociali e che richiede, oggi più che mai, di essere modificato e ripensato alla base.

Un sistema che arranca, ingombrante, difficile da far coincidere con un benessere pubblico, trasversale a tutti, richiede un vero cambiamento, ma solo attraverso l’attenzione per una nuova cultura del welfare in risposta alle più attuali tendenze della domanda sociale. l'Ente Pubblico che oggi richiede trasformazione, ė comunque garante di interventi e prestazioni attraverso chi, negli anni, ha costruito servizi, ottemperato a doveri, sopperito a carenze istituzionali, garantito risposte di ogni tipo e cercato di far funzionare al meglio ogni servizio, ma questo non si coglie.

Nessuno ha mai evidenziato il punto di vista stando dalla parte di chi, se pure esasperato, quotidianamente svolge il proprio lavoro nonostante contratti bloccati da 5 anni, l'assenza di sostituzioni per i pensionamenti, uffici in strutture fatiscenti, strumenti di lavoro assenti o obsoleti ed ambienti non propriamente in linea con le norme di sicurezza; difficilmente si leggono articoli di sdegno per chi si fa carico, responsabilmente, di oneri oltre misura, che fronteggia un sotto organico di personale ormai noto: insegnanti, vigili, servizi sociali che rispondono ad emergenze gravi. Raramente si parla di tutti coloro che ogni giorno lavorano con dignità e decoro, nonostante le difficoltà, per rendere fruibili tutti quei servizi richiesti dalla cittadinanza e garantire sicurezza ed eque risposte per tutti. Turni oltre il proprio orario di lavoro, con straordinari non remunerati da anni; utilizzo dei propri  mezzi e garanzia della reperibilità, senza rimborso dei costi sostenuti.  Si vuole dare un'immagine alterata e reinterpretata, quando poi l'Amministrazione in questo modo "guadagna" in qualità, tempo e servizi per la cittadinanza, ad un costo già svuotato di gratifiche e riconoscimenti. Una disponibilità che sicuramente a volte si scontra anche con chi utilizza il sistema, ma quali sono i luoghi dove questo non accade? Ciò che dovrebbe apparire è l’indignazione per dipendenti pubblici divenuti vittime di un viziato e spudorato modo di intendere la pubblica amministrazione, identità professionali rese invisibili, strumentalizzando notizie che impressionano, facendo leva su una esasperazione dilagante, informazioni che non vogliono suscitare la giusta attenzione sull'assenza di difesa verso professionalità e rispettabilità, costruite e mantenute nel tempo per continuare ad essere al servizio dei cittadini.

Si fa solo politica, distruggendo la forza e la dignità dei lavoratori, ma le nuove sfide devono riguardare un welfare community, che miri alla partecipazione ed al cambiamento e non a rendere anonimo un apparato che invece possiede mille volti e mille potenzialità per diventare un sistema più proficuo, sicuramente migliore, capace di significative trasformazioni e promotore di vero cambiamento.

Cristina Ventrella

(23 luglio 2014)

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