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Varie zone di guerra

Il triste ritorno alla "propaganda di regime"

Le grandi potenze mondiali e regionali dovrebbero fare ogni sforzo per trovare soluzioni eque di compromesso per i vari focolai di tensione

La situazione dell’Ucraina dell’Est si sta ingarbugliando sempre di più. E’ complicatissimo farsi un’idea precisa ed equilibrata di cosa stia veramente succedendo. Ieri sera abbiamo cercato di rappresentare le opinioni delle varie parti, con l’articolo intitolato “Kiev annuncia di aver distrutto blindati russi entrati in Ucraina”.

In sostanza, il Presidente ucraino Poroshenko sostiene che il suo esercito ha distrutto “alcuni mezzi corazzati russi che avevano invaso l’Ucraina”. Il Premier britannico Cameron sembra credergli ed ha fatto convocare l’ambasciatore russo per chiarimenti. Il segretario della Nato ha rilasciato dichiarazioni di “sostanziale conferma della versione ucraina”.

L’ONU, tuttavia, non ha ufficialmente avallato e confermato le dichiarazioni del Presidente ucraino e, in concreto, anche gli Stati Uniti non hanno “confermato i fatti”, pur evidenziando la consueta vicinanza a Kiev.

I ministri degli Esteri dell’Unione Europea, riuniti d’urgenza, hanno diffuso una nota dalla quale si evince la sostanziale conferma dei fatti denunciati da Poroshenko; ma le successive dichiarazioni del nostro Ministro Federica Mogherini sembrano fotografare una situazione di totale incertezza.

Da parte sua, Mosca smentisce categoricamente la versione Ucraina. Allegato all’articolo di Francesco Colafemmina intitolato “Ecco il punto di vista dei russi”, si può trovare un breve video che dà perfettamente l’idea che i metodi di propaganda non sono assolutamente cambiati con il passare dei decenni.

Fatte le dovute proporzioni e, naturalmente, cambiato quello che c’è da cambiare, in fondo non sembrano aver insegnato nulla i tragici eccessi -con le immancabili cadute nella farsa- di quello che fu il Ministero della Cultura Popolare dell’epoca fascista (il Minculpop), istituito nel 1937 a probabile imitazione del Ministero della Propaganda della Germania nazista, attivo fin dal 1933 ed affidato alle “cure” di Joseph Goebbels.

I sovietici usavano metodi diversi; ma sostanzialmente, l’idea di inculcare “a forza” la versione dei fatti che andava bene al regime di turno, era sostanzialmente il denominatore comune anche di quel tipo di “propaganda”.

Vorrei essere chiaro fin da subito: non mi riferisco solo all’interessante video che potete vedere leggendo l’articolo di Colafemmina; la questione non riguarda affatto solo Vladimir Putin ed il Governo russo.

A Kiev non usano questi metodi, forse;  ma in fondo tutto lascia pensare che anche da quelle parti ci sia il tentativo di far passare “una versione dei fatti” decisa a tavolino,  che -almeno fino a questo momento- non sembra essere supportata da prove.

Mi chiedo, ad esempio, come sia possibile che una colonna di mezzi corazzati russi, con tutti i satelliti e le tecnologie attualmente disponibili, possa entrare nel territorio ucraino senza che nessuno possa averne conferma “documentale”.

Del resto, è anche vero che le dichiarazioni ufficiali dei russi sulla vicenda ucraina, partendo dalla “questione della Crimea”, sono costellate di notizie infondate e fuorvianti, smentite dagli eventi successivi. Caratteristiche, peraltro, che appartengono anche ai comportamenti ed alle varie versioni fornite in questi mesi da Kiev.

In sostanza, la realtà è che non si sa veramente più a chi credere. Tanto per esser chiari, anche sulla versione ucraina dell’aereo malese di linea abbattuto ci sarebbe qualcosa da dire. Gli americani hanno detto fin da subito di essere in possesso di prove, provenienti dai satelliti, che attribuirebbero la responsabilità dell’accaduto ai ribelli filo-russi dell’Ucraina dell’Est.

Se è veramente così, per quale motivo -tuttavia- queste prove documentali non sono saltate fuori? Ma nello stesso tempo, ci si chiede : se non sono stati i filorussi, perchè le milizie legate a Mosca hanno impedito per giorni e giorni l’accesso ad ispettori indipendenti ed hanno “modificato lo stato dei luoghi”, facendo, da quanto si sa, sparire pezzi dell’aereo ed altri oggetti dalla zona della tragedia?

I filorussi hanno fatto sapere che non avevano consentito l’accesso perché Kiev non avrebbe dato garanzie sul cessate il fuoco; ma questa scusa non è credibile, perché avrebbero potuto semplicemente lasciare entrare fin da subito gli inviati dell’Osce, i quali se la sarebbero vista loro con gli “eventuali attacchi provenienti dall’esercito ucraino”.

Insomma, da qualunque parte la guardi, questa vicenda “scoppiata” con la questione della secessione della Crimea -ma iniziata a causa degli imprudenti appoggi da parte occidentale a Kiev, con l’invito ad entrare nella UE e addirittura nella Nato- lascia in sospeso troppe domande.

Non è assolutamente condivisibile l’atteggiamento di Vladimir Putin sulla Crimea e sull’appoggio alle milizie filorusse, ma non bisognerebbe mai dimenticare che, fino a qualche anno fa, l’atteggiamento del Presidente russo era completamente diverso e, in particolare, molto prudente e mai provocatorio nei confronti degli Stati Uniti, della Nato e dell’Occidente nel suo complesso.

Tutto è cambiato da quando George W. Bush -che era in buoni rapporti personali con il leader del Cremlino- ha messo nell’angolo la Russia, spingendo alcune nazioni che facevano parte dell’Unione Sovietica o, come la Polonia, quanto meno della sua area di influenza, ad allearsi con gli U.S.A. o ad entrare -come è avvenuto negli anni successivi- addirittura nella Nato, come le repubbliche baltiche.

L’errore l’ha fatto Bush -che aveva “mentito” sulla questione delle armi chimiche di Saddam in Iraq-, ma Obama, che è venuto dopo, invece di gestire al meglio una situazione complicatissima, ha inanellato una serie di errori che hanno ulteriormente aggravato la situazione nelle due aree di crisi. Pensare di “lavarsene le mani” puntando il dito contro gli errori di Bush, è semplicemente da ingenui o da incapaci.

Insomma, in questi scenari sempre più complicati, le responsabilità vanno distribuite fra gli attori protagonisti delle immani tragedie che ogni giorno vengono raccontate dai media di tutto il mondo. L’unica cosa sulla quale sono d’accordo i grandi del mondo è quella di schierarsi, insieme, contro il fanatismo jihadista dell’Isil nel Nord dell’Iraq. E fin qui va bene.

Ma serve un’intesa ed un compromesso alto fra le varie parti anche per risolvere tutti i pericolosissimi focolai di tensione o di vera e propria guerra che stanno insanguinando i territori di Israele e dell’Autorità Palestinese; dell’Iraq e della Siria; della Libia e, ovviamente, dell’Ucraina; tanto per citare solo le “zone di guerra” di cui più si parla in questi giorni.

Ma per far questo, le parti in causa dovrebbero rinunciare all’idea di difendere solo ed esclusivamente i propri interessi, servendosi di qualunque mezzo per raggiungere lo scopo prefissato, non escluso il ricorso alla “propaganda di regime”, che ora non si chiama più così, ma che -in sostanza- è imbevuta delle stesse falsità e degli stessi metodi usati da regimi e governi che non hanno alcuna ragione per essere emulati, nemmeno in questo settore.

 

 

 

Moreno Morando

(16 agosto 2014)

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