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Aggiornamenti su Israele e Autorita' Palestinese; Russia e Ucraina; Cina e Hong Kong; Siria, Iraq e Isis; le proteste negli U.S.A.; il referendum in Catalogna; i due maro'; Italia e Germania; la Corea del Nord e l'addio all'Italia della FIAT dopo oltre cento anni.

Israele e Autorità Palestinese.

I deputati della Gran Bretagna hanno votato a stragrande maggioranza una mozione che chiede al loro Governo di “riconoscere lo Stato di Palestina al fianco dello Stato di Israele”, quale “contributo per assicurare la soluzione negoziata dei due Stati” nella regione. La presa di posizione della Camera britannica segue quella assunta dalla Svezia una decina di giorni fa, ma ha solo un significato simbolico. Infatti, il Primo Ministro Cameron non è tenuto ad uniformarsi ed ha già fatto sapere che “la posizione del Governo è chiara e non sarà cambiata”. Intanto, il Governo israeliano ha manifestato tutta la sua irritazione per l’iniziativa, precisando che “la scelta del Parlamento britannico mina la possibilità di pace”, per la quale è indispensabile la trattativa tra le parti. In realtà, se si pensa ai decenni passati, i tentativi di forzare le posizioni dei vari Governi israeliani non hanno mai portato a risultati significativi.

Iraq, Siria e Isis.

I miliziani dell’autoproclamato “Stato Islamico” hanno ormai conquistato la regione di Hit, nella provincia di Al Anbar, a 150 chilometri ad ovest di Baghdad. Secondo alcune fonti, l’esercito iracheno avrebbe eseguito un “ritirata strategica”, in vista di ulteriori iniziative. Intanto, i miliziani curdi che difendono la città di Kobane, nel nord della Siria, hanno lanciato un contrattacco contro le forze dell’Isis, aiutati dai raid aerei della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti, riuscendo simbolicamente a togliere le bandiere nere dello “Stato islamico”, issate provocatoriamente qualche giorno fa dai combattenti guidati dal “califfo” Al Baghdadi. La realtà è che appare sempre più evidente che l’Isis non potrà essere efficacemente combattuto senza l’intervento di truppe di terra, che -tuttavia- sia l’alleanza occidentale, che la Turchia, non vogliono assolutamente impegnare. A questo proposito, si segnala che mentre Washington aveva annunciato di aver raggiunto un accordo per l’utilizzo delle base aeree turche, poche ore dopo il governo di Ankara ha smentito la notizia, evidentemente preoccupato delle eventuali conseguenze rispetto ad un diretto coinvolgimento nel conflitto.

Sospeso il referendum per l’indipendenza in Catalogna.

Dopo la fermissima opposizione manifestata dal Governo di Madrid, che ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale per bloccare il referendum per l’indipendenza indetto per il prossimo 9 novembre dal governo regionale di Barcellona, oggi è arrivato l’annuncio che l’esecutivo della Catalogna ha -per il momento- rinunciato all’iniziativa, constatando che “la consultazione non può tenersi”. Lo ha dichiarato alla stampa Joan Herrera, dirigente di “Iniciativa per Catalunya-Verts”. Si apprende, tuttavia, che non è affatto escluso che il progetto sia solo rinviato di qualche mese, probabilmente in attesa del verdetto della Corte Costituzionale spagnola.

Classifica mondiale del Pil.

La banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale hanno “aggiornato le misure dell’economia globale”, utilizzando i dati del prodotto interno lordo “a parità di potere d’acquisto”. In teoria si tratta di un mezzo per cercare di mettere sullo stesso piano tutti i vari “livelli di costo della vita”, nelle varie economie del mondo. Naturalmente, si tratta di un metodo alquanto opinabile, che molti economisti contestano, perché adottare parametri che tentino di paragonare il potere d’acquisto in U.S.A, in Cina ed in India, non è affatto semplice. Ad ogni modo, tenuti presenti tutti i limiti di questa operazione, va segnalato che -secondo la Banca Mondiale e il Fondo Monetario- la Cina ha sorpassato -seppur di poco- gli Stati Uniti. Al terzo posto l’India, quindi il Giappone e la Germania; poi la Russia e il Brasile, che superano la Francia. Al nono posto l’Indonesia, quindi l’Inghilterra. Questo vuol dire che, tra le prime dieci, ben cinque sono nazioni emergenti. L’Italia non risulta nella “top ten”.

Ucraina e Russia.

Il 16 ed il 17 ottobre è in programma a Milano il summit euroasiatico (Asen), a margine del quale è previsto un importante incontro tra il Presidente Russo Putin e quello ucraino Poroshenko, per cercare di dare un minimo di stabilità al precario equilibrio del processo di pace nell’ Est dell’Ucraina. Al vertice parteciperanno anche  Matteo Renzi, Angela Merkel ed il Primo Ministro Britannico Cameron. In vista dell’appuntamento, nell’evidente tentativo di alleggerire la tensione, Vladimir Putin ha ordinato il ritiro degli oltre 17.000 soldati schierati da tempo nel sud della Russia, a ridosso della frontiera ucraina.

Cina e Russia.

Le sanzioni economiche decise dalle nazioni occidentali hanno sicuramente penalizzato la Russia, ma il pragmatismo di Putin ha saputo trovare subito un’efficace risposta, avvicinandosi alla Cina. In questi giorni, infatti, il premier russo Dimitri Medvedev ha firmato oltre 40 accordi commerciali con il suo omologo cinese Li Keqiang, in materia di energia, commercio e finanza, nel contesto di una rinnovata cooperazione dei due colossi. Significativo il primo passo compiuto sul fronte valutario, con un “currency swap” pari a 20 miliardi di euro, mirato a coniugare il rilancio di rublo e yuan a una più consistente indipendenza dal dollaro statunitense.

Hong Kong.

Nelle ultime settimane le cronache di tutto il mondo si sono occupate della “protesta” dei giovani studenti dell’ex colonia britannica, ritornata sotto il controllo di Pechino nel 1997. I manifestanti chiedevano più democrazia, protestando contro l’intenzione della Cina di “filtrare” i candidati alle prossime elezioni. Il Governo di Pechino ha adottato un atteggiamento prudente, attentissimo a non scandalizzare l’opinione pubblica mondiale con “atti di forza”, tipo quelli utilizzati nella rivolta di Piazza Tienanmen del 1989.  La settimana scorsa il governo locale -fedele a Pechino- era sostanzialmente riuscito a sopire le proteste con le buone, senza repressioni, accettando di avviare colloqui, che però sono poi stati annullati dal capo dell’Esecutivo di Hong Kong, Leung Chum-Ying, che ha definito inaccettabili le richieste dei manifestanti ed ha ordinato la rimozione delle transenne utilizzate dagli organizzatori della protesta, un centinaio dei quali sono stati fermati dalla polizia.

Stati Uniti : proteste contro la polizia.

Continuano le manifestazioni di dissenso a Ferguson, nel Missouri,  contro le violenze della polizia e per l’uccisione di Michael Brown, il 18enne di colore ucciso in agosto da un agente, sul quale il Gran Giurì non ha ancora preso decisioni, scatenando ulteriori proteste per il ritardo. Almeno 50 persone sono state arrestate, tra le quali va segnalato il noto attivista Cornell West.

Vicenda dei due marò.

Il quotidiano indiano Economic Times, riferisce che il Governo nazionalista di New Delhi starebbe valutando una proposta avanzata dal Governo italiano per una “soluzione consensuale” del caso dei nostri due militari. L’Ambasciata italiana non ha voluto commentare la notizia, in attesa degli sviluppi di una vicenda giudiziaria che si trascina ormai da oltre due anni e mezzo ed il cui prossimo appuntamento è fissato per il 12 dicembre avanti alla Corte Suprema indiana.

Italia e Germania.

Il rappresentante dei “falchi” tedeschi, l’ineffabile Presidente della Bundesbank Jens Weideman, invece di dedicarsi al suo impegno istituzionale, torna ancora sulla scena con dichiarazioni offensive e provocatorie, soprattutto contro il nostro Paese. Pochi giorni fa, a Milano, Renzi e la Merkel avevano rilasciato dichiarazioni diplomatiche che avevano fatto ben sperare in ordine al miglioramento del rapporto tra Roma e Berlino. Evidentemente, questa cosa non è andata giù ad una parte dell’establishment tedesco ed il loro “portavoce” ha subito aperto un fuoco di fila, dichiarando che “Francia ed Italia, in ritardo sulle riforme, diventano sempre più i bambini problematici dell’eurozona”, mettendo in contrapposizione i casi di Madrid e Dublino a quelli di Roma e Parigi. Lasciando da parte il merito della questione, viene spontaneo formulare una semplice domanda: “cosa succederebbe se il Governatore della Banca d’Italia Vincenzo Visco si permettesse di formulare giudizi politici tanto arroganti e provocatori nei confronti del Governo tedesco?”.

Addio alla FIAT italiana.

Ieri si è registrato l’esordio ufficiale, e positivo, per FCA a Wall Street. L’operazione di fusione di Fiat S.p.A. e Fiat Investments in “Fiat Chrysler Automobiles” (la nuova società di diritto olandese, sede legale ad Amsterdam e fiscale a Londra, controlla anche la casa americana) ha effetto da ieri e subito dopo è stata rimossa la storica targa “FIAT” dal Lingotto, sostituita dalla bandiera bianca con il logo blu del nuovo gruppo FCA. Da questo momento le Assemblee dei soci si terranno in Olanda. E’ la fine di un’epoca durata più di 100 anni.

Corea del Nord.

Il dittatore nordcoreano Kim Jong Un è riapparso sulla scena dopo oltre 40 giorni di assenza, che avevano dato il via a tutta una serie di ipotesi. Lo si vede camminare con un bastone, mentre visita l’area residenziale che ospita gli scienziati dell’Istituto dell’Energia dell’Accademia delle Scienze. Tuttavia, nessuno ha precisato quando questa visita sia avvenuta. Chissà se questa brevissima notizia sarà in grado di tranquillizzare il senatore Antonio Razzi, grande sostenitore del governo nordcoreano, tanto che pochi giorni fa ha ritenuto di intervenire nel dibattito in corso per affermare con assoluta certezza che “nella Corea del Nord non ci sono campi di prigionia”, smentendo un ex detenuto fuggito da un campo di internamento. Il Sen. Razzi ritiene il sanguinario leader della Corea del Nord “un moderato” ed ha visitato il Paese dell’estremo oriente anche nell’agosto scorso. Evidentemente non gli basta l’impegno a Palazzo Madama.

Moreno Morando

(14 ottobre 2014)

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