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Scenari globali

Ultime notizie dal mondo sempre in bilico tra guerra e pace

Nel vertice della Nato appena concluso (nella foto) sono state affrontate le questioni piu' spinose del momento. Il punto su Israele ed Hamas; infine, la vicenda dei due Maro'.

Vertice NATO : si è concluso a Cardiff, nel Galles, l’atteso vertice dell’Alleanza Atlantica, alla ricerca da anni di una nuova “mission” dopo la “caduta del muro di Berlino”.  L’attenzione è stata puntata principalmente sui rapporti con la Russia -per la posizione assunta nel conflitto tra truppe governative ucraine e separatisti filorussi nel Sud-Est dell’Ucraina- e sul contrasto al terrorismo, con particolare riferimento all’Isis, l’autoproclamato “Stato Islamico”, che occupa parte dei territori a cavallo tra Siria ed Iraq.

Per quanto riguarda l’Ucraina dell’Est, proprio nella giornata di venerdì, a Minsk in Bielorussia, è stato raggiunto tra le parti un accordo per una tregua, entrata in vigore nella giornata di ieri alle 17 ora italiana, che per il momento regge. La Nato, tuttavia, ha adottato alcuni provvedimenti tesi a rafforzare la sua presenza ad Est, che prevedono 5 basi che saranno collocate nelle tre Repubbliche baltiche, in Polonia e Romania. E’ prevista anche la creazione di una “forza rapida”, formata da 4-5.000 unità, da dislocare in tempi brevissimi sul terreno in caso di necessità. Il Presidente russo Putin ha dichiarato, a questo proposito, che gli “annunci Nato mettono a rischio i progressi fatti finora”.

Intanto, l’Unione Europea ha annunciato nuove sanzioni nei confronti della Russia. Sulla questione complessiva dei rapporti con Mosca è evidente che ci sono sensibilità diverse fra i componenti dell’Alleanza. Infatti, il Presidente statunitense Obama si è dichiarato “speranzoso ma scettico (ndr :nei confronti di Putin) sulla base di quello che è successo in passato” ed ha sottolineato che “l’Alleanza difenderà ogni suo alleato”.

Nello stesso tempo, Angela Merkel si mostra più prudente e vuole tenere aperta la porta del dialogo, precisando che “le sanzioni potranno essere sospese se terrà l’accordo sul cessate il fuoco”.

Iraq-Siria-Isis : per quello che riguarda, invece, il contrasto al terrorismo ed i conflitti in corso  in Iraq e in Siria, il segretario generale della Nato Rasmussen ha dichiarato che l’Alleanza valuterà eventuali richieste di Baghdad per fronteggiare l’Isis, che nei giorni scorsi ha lanciato minacce anche alla Russia di Vladimir Putin. Nel frattempo, è stata annunciata la formazione di una coalizione tra 10 Paesi per mettere in atto strategie contro i miliziani capeggiati dal “Califfo” Al Baghdani.

Ne faranno parte nove membri della Nato guidati da U.S.A. e Gran Bretagna (Italia, Francia, Germania, Danimarca, Polonia, Turchia e Canada), oltre all’Australia. A questo proposito il Premier Matteo Renzi ha evidenziato che “siamo parte della core coalition in Iraq”.

Intanto, in Siria non si ferma la guerra civile che ha provocato ormai quasi 200.000 morti. Da qualche settimana gli Stati Uniti hanno comunicato l’intenzione di bombardare le basi dell’Isis in territorio siriano, senza tuttavia accettare alcun tipo di partnership con il regime siriano di Assad. In quei territori sono stati rapiti  i caschi blu dell’Onu provenienti dalle isole Fiji, ad opera di Al-Nusra, organizzazione terroristica affiliata ad Al Qaeda, che ha chiesto un riscatto.

A proposito di Al Qaeda, nei giorni scorsi il leader Al-Zawahiri ha fatto sapere che la sua organizzazione si sta espandendo anche in India.

Gli Stati Uniti hanno annunciato di aver compiuto operazioni in Somalia contro i miliziani Shebab,  dando notizia dell’uccisione del leader del gruppo jihadista, fedelissimo di Al Zawahiri, che si era reso protagonista di diversi atti terroristici, tra cui l’assalto al centro commerciale di Nairobi, che aveva provocato 67 morti.

Israele-Autorita’ Palestinese-Hamas : la tregua nella Striscia di Gaza -raggiunta grazie alla mediazione, seppur indiretta, dell’Egitto- tra Israele ed Hamas, regge. Il problema ora è trasformarla in una pace duratura. Secondo alcuni opinionisti il conflitto avrebbe rafforzato politicamente Hamas, nonostante i 2.143 morti, gli oltre 11.000 feriti ed il mezzo milione di palestinesi che hanno lasciato le loro case nella Striscia di Gaza, per la cui ricostruzione sembra che saranno necessari 6 miliardi di euro.

Durante il conflitto Hamas ha lanciato sul territorio israeliano circa 5.000 razzi (la metà del suo intero arsenale). Israele lamenta 70 morti, di cui 67 soldati. Hamas, tradizionalmente, ha sempre cercato l’appoggio dell’Iran, anche attraverso gli sciiti libanesi di Hezbollah. Attualmente, la situazione a Gaza vede oltre 40.000 funzionari che non vengono pagati da mesi. La popolarità di Hamas dipenderà dal miglioramento delle condizioni di vita della popolazione (energia elettrica, apertura dei confini ed altro).

Si segnala lo straordinario attivismo del Presidente Palestinese Abu Mazen, che sta lavorando per una soluzione che possa portare ad una pace definitiva da realizzarsi entro tre anni. Secondo il quotidiano libanese Al Akhbar -portavoce delle istanze filoiraniane in Libano e vicino al movimento sciita anti-israeliano Hezbollah- la dirigenza di Hamas in esilio in Qatar sarebbe disponibile ad accettare la creazione di uno Stato Palestinese entro i confini del 1967, con Gerusalemme Est capitale, nell’ambito di un graduale processo negoziale con Israele che potrebbe durare tre anni.

Se la notizia fosse fondata, costituirebbe sicuramente un passo in avanti, perché -anche se il quotidiano libanese non ne parla- è evidente che questo accordo significherebbe anche un riconoscimento dello Stato di Israele, novità assoluta nella storia di Hamas.

Tuttavia, la strada sarebbe comunque irta di grandissimi ostacoli, perché ritornare ai confini del 1967  richiederebbe da parte di Israele l’abbandono di tutti i territori occupati, lo smantellamento delle case dei coloni e (si presume) la soluzione del problema del collegamento tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania.

Tuttavia, il problema più spinoso è rappresentato dallo status di Gerusalemme, che gli israeliani hanno sempre considerato la propria capitale, anche se la comunità internazionale non la riconosce come tale.

Vicenda dei due Marò : i nostri due militari sono ancora costretti a rimanere in India. Negli ultimi giorni Massimiliano La Torre è stato colto da malore, per fortuna in via di soluzione. A questo proposito, si segnala  la durissima reazione della figlia, che ha accusato le Autorità di aver abbandonato i nostri due Marò alla mercè del Governo indiano. Il Ministro della Difesa Pinotti è accorso a Nuova Delhi per accertarsi delle condizioni del militare italiano, preannunciando nuove iniziative per risolvere l’intricata vicenda. Si è avuta notizia che è stata presentata alla Corte Suprema indiana la richiesta per il rientro in Italia di Massimiliano La Torre, a causa delle sue condizioni di salute. L’udienza è fissata per lunedì prossimo.

Intanto, la Lega Nord e Fratelli d’Italia hanno proposto di non rinnovare la partecipazione italiana alle missioni internazionali di pace se non sarà trovata immediata soluzione alla vicenda dei nostri due Marò.

 

Moreno Morando

(6 settembre 2014)

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