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Conti pubblici e parametri UE

Padoan: "servono due anni per vedere l'effetto delle riforme"

Il Governo Renzi ha bisogno di tempo; per il Ministro dell'Economia "pochi trimestri non sono sufficienti".

La giornata politica è stata caratterizzata dalle notizie diffuse in mattinata da “Repubblica”, con un articolo di Claudio Tito, secondo le quali Il Governo Renzi starebbe trattando segretamente da settimane con La Commissione Europea per ottenere uno “sconto”, grazie ad un’interpretazione “flessibile” su alcuni parametri del Fiscal Compact e del Six Act.

Secondo queste informazioni, l’Unione Europea sceglierebbe un approccio più flessibile sui conti italiani, in cambio di un “coordinamento” sulle riforme da attuare in Italia, che potrebbe così approvare una “manovra” più leggera del necessario (probabilmente 4-5 miliardi in meno).

Dopo poche ore il portavoce del Commissario UE Olli Rehn ha laconicamnte dichiarato :”non commentiamo questa congettura. Lo stato delle finanze pubbliche sarà analizzato in autunno”. Palazzo Chigi si è invece limitata ad un “no comment” che non ha precedenti nelle “abitudini comunicative” del Premier e del suo entourage.

Secondo i commentatori più esperti, questo inusuale “no comment” non sarebbe nient’altro che una conferma della notizia.

Del resto, l’intervista rilasciata nel pomeriggio dal Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan alla BBC Radio 4 -di cui dà notizia Adnkronos- non ha fatto altro che confermare che Il Governo Renzi ha bisogno di tempo per adottare i provvedimenti necessari (riforme strutturali) e “prendere di petto” le questioni più complicate.

Il Ministro ha infatti dichiarato:”sono fiducioso che le riforme che stiamo realizzando dispiegheranno i loro effetti nel medio termine, ciò significa nei prossimi due anni”. Padoan ha poi aggiunto :”per vedere un effetto delle riforme sulla crescita c’è bisogno di tempo. Pochi trimestri non sono sufficienti”.

Il Ministro ha concluso chiedendo esplicitamente alla Bce di fare la sua parte “per portare l’inflazione vicina al 2%, che è una cifra ragionevole”, anche se in realtà è molto lontana dai livelli attuali.

L’appuntamento decisivo sembra sempre di più essere il Consiglio Europeo del 30 agosto, nel quale si dovrebbe decidere l’assegnazione degli incarichi più importanti ai vertici della UE.

Molti commentatori (Angelo Panebianco, Roberto Napolitano ed altri) hanno rilevato che, forse, il Premier italiano dovrebbe rivedere le sue priorità, nel senso che le riforme più importanti dovrebbero essere quelle in grado di incidere immediatamente sulla crisi economica e non le riforme costituzionali o la legge elettorale.

Inoltre, non sembrerebbe molto producente uno “scontro all’arma bianca” in Consiglio Europeo per “aggiudicarsi” una nomina (l’Alto Rappresentante per la Politica estera della UE) per la Mogherini che, nella sostanza, secondo analisti e commentatori (Scalfari, ma non solo), non ha alcun reale peso politico, dato che ogni Stato membro della UE continua a fare la “sua” politica estera.

 

Moreno Morando

(17 agosto 2014)

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Enrico Michetti
 
 

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