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Il Premier in aiuto di Hollande

Renzi alla Merkel: "nessuno ha il diritto di trattare gli altri Paesi come studenti"

In visita a Londra (nella foto con il Primo Ministro Britannico Cameron), dichiara di rispettare la decisione francese di sforare il tetto del 3% tra deficit e pil

Oggi il Premier Matteo Renzi è a Londra, in visita al Primo Ministro del Regno Unito Cameron, dopo sei mesi dal loro primo incontro. Il Jobs act ha iniziato il suo cammino in Senato e Renzi non ha ancora deciso se far presentare l’emendamento riguardante la “concessione” fatta in Direzione PD alle minoranze del suo partito, con l’apertura sulla “possibilità di reintegro anche per  motivi disciplinari”.

In realtà, non si conosce niente di preciso su questa “apertura” del segretario del Partito Democratico, che dovrà, prima di tutto, valutare l’impatto che una sostanziale modifica del suo progetto di riforma del mercato del lavoro potrebbe avere con un alleato di Governo come il NCD di Alfano che, non va dimenticato, è stato il primo a mettere sul tavolo con grande decisione la questione dell’abolizione dell’art. 18.

Inoltre, c’è anche da tener presente che Forza Italia sta aspettando di vedere le mosse del Premier per decidere il suo comportamento in Aula. Il tutto, naturalmente, si collega con il confronto in atto nel PD. In sostanza, se Renzi non riuscisse a convincere la minoranza a convergere sul suo progetto, potrebbe aver bisogno della collaborazione di Berlusconi per superare l’impasse. E, quindi, come si vede la sua decisione sull’eventuale modifica del progetto iniziale, potrebbe provocare un effetto domino. Staremo a vedere, pertanto, le sue prossime mosse.

La notizia del giorno, tuttavia, non riguarda il jobs act, bensì la decisione del Governo francese di annunciare formalmente che non intende adottare nuove misure di austerità; con l’ovvia conseguenza che non riuscirà a rispettare i parametri del fiscal compact, ufficializzando un dato già noto agli economisti : la Francia sforerà il tetto del 3% del rapporto deficit/pil,  attestandosi alla fine di quest’anno al 4,4%.

Va subito precisato che il Governo di Parigi si trova in buona compagnia. Infatti, a parte il caso particolare della Grecia, nemmeno l’Irlanda (4,8), la Spagna (5,6), la Polonia (4,3), la Slovenia (4,3), il Portogallo (4,9) e la Croazia (5) saranno in grado di rispettare quel vincolo.

Tuttavia, si tratta di situazioni diverse da quello della Francia, perché in alcuni casi è stata accettata la supervisione della troika per far fronte ad insostenibili squilibri macroeconomici (debito, competitività, ecc.);  e, comunque, tutti hanno accettato un confronto, partendo dal presupposto della necessità di rispettare i Trattati, rimettendosi alle valutazioni della Commissione UE.

Il Governo guidato da Manuel Valls si trova, invece, costretto quasi a lanciare un guanto di sfida agli alfieri del rigore a causa del deterioramento della congiuntura, andando conseguentemente in rotta di collisione con  Angela Merkel, la quale ha ribattuto immediatamente, evidenziando che “i Paesi devono fare i loro compiti per il loro benessere. Non ci può essere crescita sostenibile senza finanze solide”.

Matteo Renzi, da Londra, è accorso subito in aiuto dell’amico Hollande -col quale milita assieme nel PSE- precisando che l’Italia rispetta la decisione della Francia di sforare il tetto del 3% del Pil per i prossimi anni ed invita i Paesi UE (ndr : leggasi Germania) a non trattare i partner da studenti”. Il Premier ha poi aggiunto che “l’Italia è in una situazione diversa e noi rispettiamo i limiti che ci siamo dati del 3%”.

A questo proposito, il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, in una intervista a “Il Foglio”, ha spiegato perché, sostanzialmente, l’Italia -a differenza della Francia, ad esempio- non può permettersi di sforare il limite del 3% del rapporto tra deficit di bilancio e prodotto interno lordo, precisando che “un Paese ad alto debito deve innanzitutto rispettare i mercati. Una loro incertezza avrebbe costi assolutamente insostenibili”.

Nonostante l’appoggio di Renzi, tuttavia, la strada per il governo francese si preannuncia in salita, con la probabile apertura della procedura di infrazione per deficit eccessivo, prevista dai Trattati in questi casi. Sarà interessante vedere gli sviluppi di un confronto che vedrà l’esecutivo di Parigi opposto proprio al francese Moscovici, che Hollande è riuscito ad imporre come Commissario agli Affari Economici della UE, grazie all’appoggio del Partito Socialista Europeo.

 

 

 

 

 

Moreno Morando

(2 ottobre 2014)

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