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Corte di Cassazione

La raccomandazione non e' reato

La raccomandazione, anche se effettuata da un Comandante dei Carabinieri o da un parlamentare, non integra il reato di abuso d'ufficio se avviene al di fuori delle funzioni.

Assoluzione con formula piena per il Comandante di una Stazione dei Carabinieri di un Comune nel quale era stato bandito un concorso in relazione al quale aveva "raccomandato" ad un assessore comunale la propria figlia al fine di ottenere il risultato positivo in graduatoria. Questo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con sentenza del 21 luglio 2014 n. 32035, ha ritenuto ininfluenti le intercettazioni telefoniche che avevano inchiodato il Comandante, coinvolgendolo nel processo che vedeva imputati per abuso d'ufficio e falsità in atti il Presidente, i Componenti della commissione, il segretario e l'assessore comunale.

La Corte ha accolto il ricorso in cassazione proposto dal Comandante contro la pronuncia di non doversi procedere per il delitto di abuso d'ufficio per intervenuta prescrizione in quanto, si legge nella motivazione, "in presenza di una causa estintiva del reato, il proscioglimento nel merito deve essere privilegiato quando dagli atti risulti, come nel caso in esame, la prova positiva dell'innocenza dell'imputato".

In particolare la Corte ha ritenuto che non ricorra alcun abuso d'ufficio ex art. 323 c.p. del Comandante in concorso con i coimputati in quanto per il concorso morale nel reato di abuso d'ufficio non basta la mera "raccomandazione" o "segnalazione", ma occorrono ulteriori comportamenti positivi o coattivi che abbiano efficacia determinante sulla condotta del soggetto qualificato.

La mera raccomandazione, infatti, lascia libero il soggetto attivo di aderire o meno alla segnalazione secondo il suo libero convincimento ed in quanto tale non ha efficacia causativa sul comportamento del soggetto attivo.

Aggiunge la Corte che la formula assolutoria prevale sulla declaratoria per estinzione del reato per prescrizione anche ove si volesse considerare, in una diversa prospettiva, la "raccomandazione" come effettuata dall'imputato nella sua qualità di Comandante della Stazione dei Carabinieri del Comune nel quale e' stato bandito il concorso.

Anche in questo caso, per la Corte, sarebbe insussistente il delitto di abuso d'ufficio in quanto, come già chiarito dalla Suprema Corte di Cassazione in tema di "raccomandazioni" provenienti da un parlamentare (sentenza 9.1.2013, n. 5895) l'abuso richiesto dall'art. 323 c.p. "deve realizzarsi attraverso l'esercizio del potere per scopi diversi da quelli imposti dalla natura della funzione attribuita per cui difettando l'esercizio del potere, come nella fattispecie in esame in cui la richiesta di "raccomandazione" esula dalle funzioni tipiche connesse al ruolo graduato dell'arma dei Carabinieri rivestito dall'imputato, viene meno anche la possibilità di configurare il reato di abuso d'ufficio.".

Da ultimo interessante e' anche il passaggio motivazionale con il quale la Corte di Cassazione a conforto dell'accoglibilita' del ricorso rileva come per i coimputati nel processo non sia stata affermata con assoluta certezza la configurabilità del delitto di abuso di ufficio per essere intervenuta nei loro confronti sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione del reato. Tale pronuncia non ha lo stesso valore di una sentenza di condanna, essendo in questo caso al giudice preclusa qualsiasi indicazione assertiva della responsabilità penale dell'imputato stante l'incompatibilità logica esistente fra l'affermazione di responsabilità e la statuizione di non doversi procedere, a meno che alla declaratoria di estinzione del reato per prescrizione non si giunga dopo la concessione di circostanze attenuanti (Cass., Sez. V, 5.10.2000, n. 12048).

Enrico Michetti

Fonte: Corte di Cassazione

La Direzione

(19 agosto 2014)

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