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INPS e previdenza

In una "busta arancione" la futura pensione del lavoratore

Si concretizza la possibilità di poter comunicare ad ogni lavoratore il proprio status previdenziale.

Durante la presentazione a Montecitorio della consueta relazione annuale dell'Inps il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, nel suo intervento, si è dimostrato possibilista circa la fattività di sperimentare, su larga scala, entro la fine del 2014' la più volte invocata e conclamata "Busta Arancione".

Tale strumento, così denominato, consiste in una comunicazione che l'Ente previdenziale effettuerebbe nei confronti dei lavoratori, nella quale verrebbe a sostanziarsi una "stima" della futura pensione di ciascuno degli interessati.

Piu' concretamente si tratta di una "proiezione" simulata, con parametri attuariali,che si supportano sui valori degli accantonamenti previdenziali avuti per ciascun lavoratore, ipotizzando conseguentemente l'entita' monetaria pensionistica che si avrà all'atto del pensionamento.

Tale esercizio di "cultura previdenziale" che in altri paesi europei, come ad esempio la Svezia, e' già da tempo realtà consolidata, nel nostro Paese, fino ad oggi, ha avuto invece alterne vicende con vari stop and go che ne hanno vanificato la concreta e diffusa realizzazione.

Per il vero l'Inps ha già testato il sistema sopra enunciato su una mini platea di circa 100.000 utenti, come anche fatto, da alcune Casse previdenziali dei professionisti che hanno promosso e sperimentato un progetto simile alla citata busta arancione (estratto contributivo integrato) attivando altresì on line dei simulatori, con parametri modificabili, per il calcolo delle pensioni future dei loro iscritti (Inarcassa, Enpacl, ecc.)

Entrando nel dettaglio della recente relazione Inps la questione previdenziale e' stata affrontata dallo stesso Commissario straordinario, Vittorio Conti, il quale si è detto pronto, come Istituto, che è bene precisarlo e' sottoposto alla vigilanza e supervisione dei Ministeri del Lavoro e dell'Economia, ad avviare convintamente un sistema che permette di fornire ai cittadini lavoratori giusti supporti e conoscenze idonei per rendere possibili decisioni che hanno ricadute di natura previdenziale.

Sicuramente la conoscenza per ogni uno dei lavoratori attivi circa possibili "stime veritiere" sulla propria pensione attesa renderebbe concreta una conseguente decisione circa la necessita/opportunità di dotarsi di strumenti e coperture pensionistiche ulteriori, siano esse di natura assicurativa ovvero di natura previdenziale complementare/integrativa (Fondi).

Ovviamente sugli assegni pensionistici futuri e il tasso di sostituzione ovvero il rapporto tra l'ultimo stipendio percepito e il rateo di pensione spettante, incidono fattori economici estrinseci ed intrinseci, come l'andamento del tasso di sviluppo nel lungo periodo, con l'andamento del Pil, come altresì incide l'andamento delle carriere lavoristiche dei lavoratori e la loro permanenza, prolungamento della vita lavorativa.

Il problema reale, che si sta appalesando agli occhi dei politici, relativamente al futuro previdenziale di chi si si è immesso da poco nel circuito lavorativo come anche di chi si immetterà da ora in avanti e' la tipologia e qualità del lavoro anche rispetto a caratteri di discontinuità e precarietà sempre più frequenti per le giovani generazioni di lavoratori, e questo e' il risvolto di natura previdenziale che inciderà fortemente su chi non riuscira' a garantirsi una vita lavorativa continua e regolare fin dall'inizio.

E' dovere di tutti, quindi, preoccuparsi dell'adeguatezza delle pensioni future per sostenere una società civile, degna di questo nome, con adeguati livelli di welfare diffuso.

Stefano Olivieri Pennesi

(12 luglio 2014)

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