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Unione Europea

Jean-Claude Juncker verso la Presidenza della Commissione Europea

Il Parlamento di Strasburgo ratifichera'la sua indicazione da parte del Consiglio Europeo, proprio mentre il Financial Times lo attacca pesantemente sottolineando come, durante i suoi 18 anni alla guida del Governo lussemburghese, il Granducato sia diventato il piu' grande paradiso fiscale d'Europa"

Martedì 15 luglio l’Assemblea plenaria dell’Europarlamento darà il via libera a Jean-Claude Juncker alla carica di Presidente della Commissione Europea. L’esito è scontato, dato che l’ex-Premier Lussemburghese può contare sull’appoggio del PPE (221 europarlamentari), dei Socialisti e Democratici (191) e dell’Alleanza Liberaldemocratica (67), che insieme costituiscono largamente ben più della richiesta maggioranza assoluta dei 751 membri dell’Assemblea.

Per la prima volta il Presidente è stato, in un certo senso, “scelto” indirettamente dall’elettorato, dato che il Consiglio Europeo, attenendosi al Trattato di Lisbona, ha indicato all’Europarlamento il candidato del partito che ha ottenuto più voti alle elezioni del 25 maggio scorso. Peraltro, c’è anche da rilevare che, in realtà, la sua candidatura non ha vere alternative perché, dato il peso del fronte euroscettico nell’Assemblea, sarebbe praticamente impossibile ipotizzare coalizioni alternative.

Detto questo, non si può fare a meno di sottolineare che la risposta dei grandi partiti europei al voto di protesta è quantomeno singolare, nel senso che la scelta cade proprio sul prototipo dei c.d. “tecnocrati di Bruxelles” e, forse, sul personaggio che più di ogni altro -da Presidente dell’Eurogruppo- ha impersonificato la “politica del rigore”, che tanti guai ha procurato all’economia di molti Stati membri della U.E.

Anche in Italia, molti hanno espresso perplessità, considerandolo, né più né meno, che una sorta di “portavoce" degli interessi politici della Germania di Angela Merkel. Per non parlare del veto opposto -senza esito- sulla sua candidatura dal Premier britannico Cameron, più o meno per le ragioni appena citate.

Il Financial Times, peraltro, ha posto l’attenzione - assieme a diversi analisti- anche su un altro aspetto, puntando il dito sul fatto che nei 18 anni cui Jean-Claude Juncher ha ricoperto l’incarico di Premier, “il Lussemburgo è diventato il più grande paradiso fiscale d’Europa” e sottolineando che il “Granducato si è sempre opposto alle leggi di riforma fiscale dell’Unione Europea, che prevedono lo scambio di informazioni tra Paesi membri per limitare l’evasione e le frodi”.

Sulla stessa linea Giampaolo Rossi su “Il Giornale”, che ha anche ricordato come “recentemente l’OCSE abbia rilevato che il Lussemburgo non rispetta le regole di trasparenza fiscale”. Cosa che appare francamente preoccupante, visto che la Commissione che Juncker andrà a presiedere è una delle principali Istituzioni dell’Unione Europea, suo organo esecutivo e promotrice del processo legislativo.

Valga per tutte la dichiarazione rilasciata poche settimane fa da Romano Prodi, ex Presidente della Commissione Europea che, dopo aver tessuto diplomaticamente le lodi di Juncker per la sua perfetta conoscenza dei meccanismi europei, ha aggiunto : “ricordo certe sue accanite battaglie per difendere gli interessi lussemburghesi sul segreto bancario e su alcune pratiche finanziarie che non mi erano piaciute. Sono convinto che ora sceglierà priorità diverse, perché conosce l’importanza del suo ruolo”.

E questo, naturalmente, ce lo auguriamo tutti; anche perché -nonostante i media italiani, in questi giorni, non si occupino molto delle nomine ai vertici della UE- non dobbiamo mai dimenticare quanto “pesino” le decisioni assunte a Bruxelles sulle politiche interne degli Stati membri.

 

Moreno Morando

(14 luglio 2014)

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