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riforma del lavoro

Lo statuto dei lavoratori... con abiti nuovi

Intervento del Ministero del Lavoro sul decreto semplificazioni del Jobs Act.

Un aspetto delicato, che è emerso prepotentemente nel dibattito aperto sulla qualità/pervasività dei singoli decreti attuativi del Jobs Act e che ha ingenerato grandi perplessità tra giuristi e tra gli addetti ai lavori, ha riguardato il decreto sulle diposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure. Il Ministero del Lavoro ha ritenuto quindi emettere un proprio "comunicato ufficiale" sulla questione ribadendo l'assenza di alcuna "liberalizzazione" della materia e in particolare "sugli impianti audiovisivi e altri strumenti di controllo dei lavoratori".

In particolare, ci riferiamo al possibile “controllo a distanza” dei lavoratori e ai contorni poco chiari emersi dalla prima lettura del provvedimento inviato alle camere, per il previsto parere non vincolante, unitamente agli altri ultimi decreti attuativi della delega.

Ebbene, su tale vicenda i sindacati e parte degli esperti e giuslavoristi hanno aperto un fuoco di fila consapevoli della materia sdrucciolevole del controllo sui lavoratori, con impianti audiovisivi e altri strumenti, di cui all’art.4 dello Statuto dei lavoratori.

Il timore lecito è quello di aprire varchi ad usi impropri delle strumentazioni più moderne, assegnate dalle imprese ai propri addetti, quale dotazione tecnologica, al fine dello svolgimento delle relative mansioni lavorative. La problematica impatta, in tema di Privacy, ma principalmente sulla sostanziale modifica del divieto sancito dalla legge 300/1970, comunemente denominata Statuto dei lavoratori, per quanto attiene il “necessario accordo” con le OO.SS. per poter procedere con controlli sulla produttività, con il solo mantenimento delle situazioni in violazione, appunto, della Privacy del lavoratore, o che possono ledere la sua dignità.

Nel decreto in questione, applicativo del Jobs Act, parrebbe invece che, tali limiti, vengano circoscritti al solo avviso da dare alle maestranze dei possibili controlli  e della politica adottata delle aziende, tramite “apposita comunicazione”. Proprio in corrispondenza di tali aspre polemiche prodotte dalle rappresentanze sindacali, e non solo, il Ministero del Lavoro si è sentito, pertanto, in dovere di far conoscere la propria posizione ufficiale e aggiungerei l’interpretazione autentica, sul provvedimento governativo in questione.

In primis, si è voluto affermare che la norma dibattuta, contenuta nello schema di decreto legislativo in tema di semplificazione, “adegua” (e sottolineo questa parola) il contenuto dell’art.4 dello Statuto dei lavoratori risalente al 1970, alle “innovazioni tecnologiche” nel tempo intervenute. La norma, secondo il Dicastero, “non liberalizza” i controlli, ma chiarisce il concetto di strumenti di controllo a distanza e i limiti nell’utilizzo sempre, però, in aderenza con le indicazioni fornite, nel recente passato, dal Garante della Privacy e specificamente con le linee guida del 2007 per l’utilizzo, da parte dei lavoratori, in particolare di mail/posta elettronica ed internet.

Si è anche precisato, nell’intervento chiarificatore del Ministero, che la nuova disposizione, considerata, dallo stesso, in linea con la norma originaria dello Statuto, prevede che gli strumenti di controllo a distanza possono essere installati: a) esclusivamente per esigenze organizzative e produttive per la sicurezza del lavoro e per tutelare il patrimonio aziendale; b) esclusivamente previo “accordo sindacale” ovvero in assenza tramite autorizzazione della Direzione territoriale del lavoro o del Ministero stesso. Ancora, non possono essere considerati “strumenti di controllo a distanza” gli strumenti che oggi vengono normalmente assegnati ai lavoratori (quale moderni attrezzi di lavoro) “per rendere la prestazione lavorativa” come pc, tablet, smart phone/cellulari, palmari, ecc.

Il Ministero afferma, al riguardo, che proprio in quanto tali strumenti non si identificherebbero quali atti al controllo a distanza, la loro assegnazione/affidamento non è assoggettabile ad accordo o autorizzazione fino a quando, tale supporto tecnologico, non viene modificato/integrato da particolari software di localizzazione o filtraggio.

 

Stefano Olivieri Pennesi

(20 giugno 2015)

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