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LA BELLA ITALIA - PAESAGGIO

Viggianello

Dal 2014 fa parte dei Borghi più belli d'Italia.

Viggianello (Vingianieddu in dialetto locale) è un comune italiano di oltre 3.000 abitanti della provincia di Potenza, situato ai piedi del massiccio del Pollino, nella Valle del Mercure. Nel suo territorio ha origine il fiume Mercure-Lao.

Il 14 dicembre 2014, l'associazione Borghi più belli d'Italia ha conferito al comune lucano l'ambito titolo.

Storia

Le origini del paese sono poco chiare. Fonti parlano di primi insediamenti di monaci basiliani risalenti al X secolo: l'Eparchia monastica del Mercurion vi promosse un incisivo processo di antropizzazione ed evangelizzazione le cui testimonianze - cappelle ipogee e laure eremitiche - sono tuttora presenti sul territorio comunale.

Altre fonti parlano di un'origine greca; infatti, assicurano che sia stato fondato dagli achei. Questa è una ricostruzione storica avallata dalla presenza su tutta l'area agricola della "Spidarea" e della Serra di ritrovamenti di insediamenti abitativi di piccola-media dimensione. Anche la Geografia di Tolomeo riporta un insediamento preromano nel territorio viggianellese di probabile origine greco-achea.

La presenza umana sul territorio si consolida con l'arrivo dei Romani. I nuovi conquistatori realizzarono sul colle dell'attuale Viggianello, proprio dove più tardi sarà edificato il castello, un castrum con funzione di contenimento e sbarramento delle popolazioni lucane che si apprestavano a conquistare l'area. I Lucani, giunti dal Sannio, approdarono presto anche nella Valle del Mercure mettendo in crisi chi in quei luoghi si era accasato.

Ai Romani subentrarono i Longobardi ed i Bizantini. Il colle viggianellese da sede di castrum diventa kastrion, ovvero luogo fortificato abitato da agricoltori. Avanzi del kastrion bizantino si notano nel rione Cella e Ravita. La presenza bizantina è attestata anche da numerose laure eremitiche abitate dai monaci basiliani e da numerosi ruderi di antiche chiese e conventi.

Ai bizantini succedettero i Saraceni di Hel-Assan che si insediarono nell'attuale rione Ravita (il toponimo Ravita è presente anche a Lauria, Tricarico, Tursi e Nocara; era il quartiere dei Saraceni ed ha il significato di "borgo"). Essi costrinsero i monaci eremiti a spostarsi dal Mercurion al Latinianon usando i percorsi greco-romani che dalla Valle del Mercure conducevano alla Valle del Sinni passando ai piedi del colle viggianellese lungo la collina della Serra.

Ai saraceni subentrarono i normanni che consolidarono il loro potere ripristinando la cortina muraria, di cui non c’è più traccia, e costruendo la torre a base quadrata nel punto più alto del borgo, là dove sorgevano il castrum romano - a sentinella della valle sottostante e di antichissimi percorsi già utilizzati dai coloni greci – e il kàstrion bizantino.

Furono poi gli svevi ad ingrandire e abbellire il castello nello stile architettonico tipico del periodo di Federico II, l’imperatore che vi soggiornò due volte, nel 1224 e nel 1227. In seguito, ai feudatari angioini succedettero gli aragonesi, con il generale spagnolo e viceré di Napoli Gonzalo Fernández de Córdoba che espugnò il castello sul finire del Quattrocento. Nel secolo successivo i principi Sanseverino trasformarono la fortezza militare in residenza nobiliare. 

Durante il breve governo della Repubblica Napoletana del 1799, quando il comune era menzionato col nome di Aviglionello, rientrò nell'ordinamento amministrativo del dipartimento del Crati e, a livello più strettamente locale, del cantone di Lauria.

La dinastia borbonica del Regno di Napoli, ritornata al potere, cadde nuovamente pochi anni dopo e Viggianello si organizzò in comune nel 1808 secondo i nuovi emendamenti francesi; partecipò, poi, attivamente alle fasi dell'unità d'Italia. In particolare queste terre furono teatro di scontro fra briganti ed esercito piemontese: la tradizione orale conserva ancora gesta ed aneddoti di uccisioni, razzie, battaglie e imboscate.

Le chiese ed architetture civili

Degni di nota sono gli edifici di culto, a partire dalla quattrocentesca cappella di San Sebastiano, di origine bizantina come diverse altre cappelle sparse nella campagna, e come la chiesa madre, ricca di opere d’arte, dedicata a Santa Caterina d’Alessandria.

La chiesa,  ricostruita dai baroni Bozzuto nel 1634, conserva tele dei secoli XVII e XVIII, una fonte battesimale in alabastro del Cinquecento, un altare in marmo settecentesco attribuito allo scultore Gregorio Palmieri, acquasantiere in marmo bianco dell’Ottocento, un organo a canne del 1880, un coro ligneo del Seicento, una Madonna in pietra del Cinquecento, la rinascimentale statua lignea della patrona e una cripta dove, con macabro gusto barocco, le mummie di tre preti ricoperte di paramenti dorati stanno sedute su una panca.

La scultura più bella è la Madonna con Bambino in marmo bianco di Pietro Bernini, il padre di Gian Lorenzo, custodita nel convento di Sant’Antonio a "Pantana" del XVI-XVII secolo. Sul basamento della statua è incisa la frase "Virgine deipara patrona V.lli", "Vergine madre di Dio patrona di Viggianello".

Infine, nella chiesa di Santa Maria della Grotta sono da vedere il portale in pietra bianca del Cinquecento e la Chiesa dell’Assunta fatta costruire dai principi Sanseverino nel Quattrocento, purtroppo privata dell’originale pavimento in cotto. Nel territorio, come dicevamo, sono sparsi i ruderi di monasteri basiliani distrutti dall’esercito napoleonico; un’altra chiesetta bizantina, dedicata a San Nicola, si trovava nel luogo in cui i normanni eressero il castello.

Tra gli edifici di architettura civile, nel centro storico caratterizzato da vicoli e piazzette, vi sono il vasto complesso architettonico di palazzo De Filpo, il barocco palazzo Marino con i suoi numerosi saloni, il settecentesco palazzo Caporale.

Non mancano i portali in pietra lavorata, alcuni settecenteschi, e le fontane, retaggio dell’economia agricola e pastorale: le più belle sono dell’Ottocento, sparse nei rioni San Francesco e Marcaldo, in contrada Prastio e sulla vecchia strada che porta a Pedali. Infine, in piazza Umberto I si gode di una magnifica veduta sulla valle del Mercure-Lao.

Per saperne di più:

vai al link Chiese

Fonti: Wikipedia

         Borghitalia.it

         Regione Basilicata

 

Francesco La Scaleia

(5 novembre 2015)

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