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LA BELLA ITALIA - PAESAGGIO

Campomaggiore Vecchio: "la città dell'utopia"

A causa di una frana, il nucleo originario fu abbandonato nel 1885, diventando un paese fantasma.

Campomaggiore è un comune di 819 abitanti della provincia di Potenza, Il vecchio centro abitato ("Campomaggiore Vecchio") era considerato un luogo vivibile, pacifico e all'avanguardia per i suoi tempi, tanto da essere chiamato "Città dell'Utopia". A causa di una frana, il nucleo originario fu abbandonato nel 1885, diventando un paese fantasma.

Disposto nella suggestiva cornice delle Dolomiti Lucane, a circa 810 metri sul mare, confina con i comuni di: Albano di Lucania (6 km), Pietrapertosa (17 km), Accettura (MT) e Calciano (MT) (27 km). Dista 40 km da Potenza e 77 km dall'altra provincia lucana di Matera.

Storia                                                                      

Campomaggiore ha origini antiche, come dimostrano i numerosi rinvenimenti archeologici nelle località di Montecrispo, Chiapparo e Macchia. La cittadina originaria, ubicata nel fondovalle a 473 metri d'altezza a sinistra del fiume Basento, sorse in epoca romana come accampamento militare sullo schema dei resti di un precedente insediamento. Citata come Campum Maiorem nel 1150, appartenne alla Diocesi di Tricarico.

Durante le invasioni dei Saraceni, insediati nel fortilizio di Pietrapertosa, la popolazione trovò rifugio presso il vicino monastero basiliano della Theotokos. Raggiunse poi il massimo splendore sotto i Normanni e gli Svevi, ai quali la popolazione fu fedele prendendo parte alla rivolta ghibellina del 1268.

Sopraffatta dagli Angioini (che avevano sconfitto a Tagliacozzo Corradino, l'ultimo discendente della dinastia sveva degli Hohenstaufen), fu distrutta e gli abitanti massacrati. Infeudata da famiglie nobiliari francesi, i Beaumont e i Tournespèe, decadde e fu abbandonata fino a quando i conti Rendina, nuovi feudatari dal 1673, la ripopolarono.

Da questa data, infatti, entra a far parte dei tenimenti del Conte Gerardo Antonio  Rendina, famiglia che avrà un ruolo rilevante nella storia di Campomaggiore fino al nostro secolo. Ad uno dei rappresentanti più omportanti di questa nobile famiglia, Teodoro Rendina che ebbe la possibilità di studiare al Collegio Tolomeo di Siena, si deve la fondazione del nucleo più cospicuo del paese di Campomaggiore, eretto fra la fine del '700 e i primi decenni dell'800, sui principi architettonici più moderni del tempo.

Campomaggiore è considerato il 'paese dell’utopia sociale' e ne rimane memoria  nelle cronache. Esso fu costruito nel XVIII secolo da Teodoro Rendina, il quale, erede dei precedenti conti, incontrò al Collegio Tolomeo di Siena un giovane e brillante architetto, allievo del Vanvitelli, Giovanni Patturelli. Entrambi risentirono l’influsso delle teorie 'utopistiche' dell’Owen e del Fourier.

I due giovani immaginarono di costruire un paese di 1600 abitanti, 'La falangeria', dove la terra era data ai contadini; eravamo agli albori del socialismo utopistico di Fourier e di Owen. Infatti realizzarono insieme l’insediamento urbano e Teodoro Rendina emanò un editto nei paesi  circostanti: tutti coloro che si fossero trasferiti a Campomaggiore  avrebbero avuto una casa e due tomoli di terreno.

All'azione di questo illuminato tenutario si deve anche la riorganizzazione dell'economia agricola dei campomaggioresi che si giovò dell'inserimento di nuove colture, in particolare gli ulivi impiantati da maestranze bitontine che in buona parte si stabilirono in paese, e della riorganizzazione di porcili e stalle.

Nel giro di cento anni la popolazione crebbe notevolmente, nel 1884 si contavano circa 1500 persone. Purtroppo, il due febbraio del 1885, una grave tragedia colpì il borgo di Campomaggiore, una frana, lenta ma devastante, nell'arco di dieci giorni lo distrusse e con esso svanì quello che fu il progetto di un grande uomo illuminato, creare dal nulla una cittadina ideale. Ad oggi restano ancora i suoi ruderi che con il loro fascino ne testimoniano la bellezza.

Luoghi da visitare

Il Castello Rendina

Il palazzo baronale, detto di Rendina, è composto da un grande fabbricato con apertura centrale e da una corte retrostante. Di esso è visibile soprattutto il versante nord che si affaccia sulla 'Piazza  Rendina', dato che probabilmente si trova sulla spianata del paese e quindi meno soggetto ai movimenti franosi. Resta comunque leggibile l'intero impianto quadrilatero terminante con appendici di rinforzo a scarpa anch'esse quadrate.

La Chiesa

La Chiesa, dedicata a Santa Maria del Carmine o del Carmelo, ubicata anch'essa come il castello sulla Piazza dei Voti, è riconoscibile per un elemento architettonico ancora superstite e quindi ancora ben individuabile, il campanile. L'edificio si presenta con un impianto basilicale largo 17 e lungo 32 metri ed è organizzato all'interno in una navata centrale orientata a nordest-sudovest larga circa 12 metri e in una navata laterale secondaria o di servizio che ingloba, al suo interno, la torre campanaria che si staglia massiccia su tutto il villaggio.

Il Casino della Contessa

Il Casino della Contessa era la residenza estiva della famiglia Cutinella Rendina. Edificata a cavallo dei secoli XVIII e XIX la costruzione è una compatta villa di campagna, strutturalmente nitida e sobria della sua essenzialità di forme e linee, che comprende anche la fortificazione sul lato posteriore opposto al fronte, ed espresso da un imponente torre ellittica centrale con ampio finestrone a tutto sesto, su alti piedi dritti.

Per saperne di più:

va al link Comune

Fonti: Wikipedia

         Comune di Campomaggiore

         filosofico.net

 

Francesco La Scaleia

(17 novembre 2015)

© RIPRODUZIONE CONSENTITA Italian Open Data License 2.0
(indicazione fonte e, se possibile, link a pagina)

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