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Intrighi internazionali

Complotto per estromettere Berlusconi nel 2011: cosa c'è di vero?

Nuove rivelazioni e smentite sulla repentina fine del governo Berlusconi nel novembre 2011. In questa analisi cerchiamo di ricostruire gli eventi che portarono alla caduta del Cavaliere.

Ieri è arrivata l'attesa smentita del Colle di una presunta partecipazione del Presidente Napolitano ad un "complotto" ordito nel 2011 per mandare a casa il governo Berlusconi e sostituirlo con il tecnico gradito all'Europa Mario Monti. La smentita fa seguito alla pubblicazione delle memorie dell'ex Segretario al Tesoro statunitense Timothy Geithner. Scrive Geithner nel suo nuovo libro dal titolo "Stress Test: reflection on financial crisis" in uscita nelle librerie americane: "Ad un certo punto di quell'autunno, alcune autorità europee ci avvicinarono illustrandoci una strategia per costringere il Primo Ministro italiano, Silvio Berlusconi, a lasciare il potere; volevano che ci rifiutassimo di supportare i prestiti del FMI all'Italia fino a quando non se ne fosse andato." E prosegue: "Raccontammo al Presidente di questo sorprendente invito, ma per quanto utile sarebbe stata una leadership migliore in Europa, noi non potevamo essere coinvolti in strategie del genere. Dissi che 'noi non possiamo avere il suo sangue sulle nostre mani'." 

Dichiarazioni precise e dirompenti, quelle di Geithner, che ambienta l'episodio a ridosso del vertice del G8 che si tenne a Cannes dal 3 al 4 novembre 2011, esattamente una settimana prima delle dimissioni di Berlusconi da Premier. Quello dell'ex ministro del tesoro USA non è, tuttavia, l'unico report di pressioni europee contro Berlusconi. A precederlo c'è stata la biografia dell'ex premier smagnolo Jose Luis Rodriguez Zapatero. Nella sua biografia apparsa nel novembre 2013, Zapatero racconta di essere stato avvicinato da Angela Merkel durante quel vertice di Cannes. E spiega: "la Merkel mi chiese se fossi disponibile a chiedere una linea di credito preventiva di 50 miliardi al Fmi mentre altri 85 miliardi sarebbero andati all'Italia. Anche la mia risposta fu diretta e chiara: 'no'". 

Il prestito del FMI avrebbe infatti significato per Spagna e Italia cadere dalla padella alla brace, ossia trasformarsi in una nuova Grecia, dato che il FMI presta denaro a condizione che si rispettino alcuni percorsi di "riforme istituzionali" basati su un liberismo sfrenato che si propone di erodere ogni forma di welfare state e di ridimensionare drasticamente la spesa pubblica e dunque la pubblica amministrazione. Il tutto senza tralasciare uno spregiudicato taglio di stipendi nel pubblico e nel privato che non fa altro che accelerare la recessione. Misure valide forse per economie di paesi in via di sviluppo, ma probabilmente inadeguate per le nazioni europee.

Durante il vertice di Cannes, prosegue Zapatero, l'Italia sembrava una "fortezza sotto assedio". E riguardo la proposta insistente rivolta all'Italia di aprirsi a prestiti del FMI cita le parole di Giulio Tremonti: "Posso pensare a modi migliori per commettere suicidio". Non solo. Zapatero ricorda come "i delegati sussurrassero già il nome di Mario Monti" come sostituto designato di Berlusconi. 

Quanto a Monti, anche in questo caso non c'è da stupirsi. Il professore che nel corso del 2011 aveva lanciato qualche deciso strale contro il governo Berlusconi in qualità di editorialista del Corriere, era già un candidato in pectore a ricoprire la carica di Premier. Già il 24 luglio 2011 La Stampa pubblicava un articolo dal titolo inequivocabile "L'investitura di Monti per il dopo Berlusconi". Nell'articolo si faceva riferimento ad un "incontro riservatissimo" fra Monti, Prodi, Bazoli, De Benedetti e Passera. Incontro nel quale Prodi avrebbe detto a Monti: "Caro Mario, secondo me Berlusconi non se ne va neppure se lo spingono, ma certo se le cose volgessero al peggio, credo che per te sarebbe difficile tirarti indietro".

Rivelazioni cui ha fatto più di recente seguito il contenuto esplosivo dell'inchiesta di Alan Friedman "Ammazziamo il Gattopardo", pubblicata in corrispondenza con il passaggio di potere fra Letta e Renzi e mirante al coinvolgimento del Presidente Napolitano nella "teoria del complotto". Ricordiamo che Friedman intervistò per la sua inchiesta Mario Monti il quale non gli nascose di essere stato contattato dal Colle nell'estate 2011 per "tenersi pronto" ad una possibile sostituzione di Berlusconi. 

E c'è anche il risvolto finanziario. Sia nell'agosto che nel novembre 2011 vi fu un inspiegabile picco dello spread sui titoli di Stato italiani che per molti, Berlusconi in testa, era legato ad una forma devastante di pressione politica sulla sua persona che si traduceva al contempo in un grave danno per l'intera Italia. 

Occorre poi ricordare che in quel novembre 2011 l'Italia era accusata da più parti di non "avere credibilità". Un dramma questo della "credibilità", risolto solo con l'ascesa di Mario Monti, caro all'establishment finanziario internazionale, già consulente di Goldman Sachs, la banca d'affari che tra i suoi ex amministratori delegati vantava proprio l'allora segretario al tesoro statunitense Geithner. E sempre nel novembre 2011 si consumò un altro dramma di cui non si è più parlato: quello del referendum in Grecia per far approvare le ingenti misure di austerity. Il premier George Papandreou aveva da pochi giorni annunciato - senza prima consultare alcun leader europeo - uno scatto di dignità notevole per un paese in crisi: l'indizione di un referendum sull'austerity. Alla vigilia del vertice di Cannes fu portato a più miti consigli e annunciò non solo che il referendum non si sarebbe più fatto, ma che era aperto ad un cambio di governo. E il cambio venne di lì a pochi giorni, in contemporanea con quello del governo Berlusconi. 

In Grecia salì al potere un altro professore gradito alla finanza internazionale e alla Germania, uno che avrebbe dato fondo alle tasche dei Greci, Lucas Papademos, già governatore della Banca Nazionale greca dal 1994 al 2002, periodo nel quale furono "abbelliti" i conti greci per entrare nell'Euro. Maquillage reso possibile dall'intervento della banca d'affari Goldman Sachs, come ben spiegato alla BBC dal giornalista finanziario londinese Nick Dunbar

Insomma, gli indizi di una manovra volta ad estromettere Berlusconi dal governo dell'Italia forse ci sono tutti. I moventi però sembrano volatilizzarsi. Perché non si può concretamente pensare che fosse la "credibilità" del Governo presso i "mercati" a determinare i picchi dello spread. I mercati sono avidi e voraci e non vivono di delicati concetti di etica politica. Piuttosto possiamo pensare a dei moventi più seri, con una lettura retrospettiva degli eventi. Dopo 3 anni da quel critico 2011 la crisi non è terminata. Il debito pubblico è cresciuto ben più velocemente sotto i governi Monti e Letta che sotto tutti gli altri governi. Le pensioni sono state ridotte, si è creato il dramma degli esodati, lo Stato non è stato capace di ridurre le proprie spese, ma solo di tassare di più i cittadini. Le Banche sono state graziate, la ricapitalizzazione della Banca d'Italia è stato l'ultimo dono fatto agli istituti di credito che meno di ogni altro attore economico italiano hanno aiutato la ripresa economica (grazie alla incredibile e diffusa stretta al credito). Ma cosa non andava del binomio Berlusconi-Tremonti? 

Forse il fatto che il governo italiano, unico fra tutti quelli europei, non era intervenuto nel corso della crisi del 2008-2009 a salvare le banche immettendo denaro pubblico per ripianare i loro debiti? Forse la mancata previsione di un ingente piano di "privatizzazione" dei gioielli di famiglia (Eni, Enel, Poste, Finmeccanica)? Forse l'indisponibilità a misure autolesionistiche come la riforma delle pensioni e la reintroduzione dell'IMU che, lungi dal ripianare i debiti del Paese, avrebbero - ed effettivamente hanno - ridotto il potere d'acquisto dei cittadini, determinando una spirale recessiva inarrestabile? Di certo Berlusconi non è un santo, anzi proprio in questi giorni la stampa estera si diletta nel riportare rutilanti accuse di "mafiosità" attribuite a Berlusconi - occasione offerta dall'estradizione di Dell'Utri e dall'inchiesta Scajola - nientedimeno che da Giovanni Brusca, uno dei più grandi criminali della storia mafiosa, uno capace di sciogliere i bambini nell'acido...

A distanza di tre anni, però, forse non bastano più le smentite. Forse occorrerebbe capire come sia stato possibile che non solo in Italia, ma anche in altri paesi resi deboli dalla disallineata economia dell'Euro, la democrazia elettiva sia stata sostituita da conciliaboli elitari e da pressioni incrociate che in nome del potere, dell'ideologia economica e dell'avidità di pochi hanno determinato e continuano a determinare il triste destino delle masse, sempre più illuse di contare, sempre meno decisive nell'esercizio del potere democratico. 

Francesco Colafemmina

(15 maggio 2014)

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