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Berlino e le "due Germanie"

La caduta del muro 25 anni dopo e le altre notizie dal mondo

La Germania unita; Ucraina e Russia; disgelo tra Cina e Giappone; Obama tratta con i repubblicani; Mogherini per lo Stato Palestinese; in Spagna cresce il partito di sinistra "Podemos", la Catalogna va al voto per una consultazione sull'indipendenza.

La Germania 25 anni dopo. E’ ormai passato un quarto di secolo da quel 9 novembre del 1989, quando successe l’impensabile, con la “caduta” del muro di Berlino, che rappresentò il primo passo per la riunificazione delle “due Germanie”, avvenuta ufficialmente il 3 ottobre dell’anno successivo, quando l’allora Cancelliere Helmut Kohl -oggi quasi completamente dimenticato a causa dei successivi scandali in cui è incappato- portò a termine, grazie all’aiuto di tutte le potenze occidentali, alla debolezza sempre più evidente dell’ex superpotenza sovietica e a tutta una serie di altri motivi convergenti (qualche analista elenca anche l’azione di Giovanni Paolo II), l’operazione che aveva sognato -e non solo lui- per tutta la vita.

A Berlino sono previste grandi feste e varie iniziative per ricordare la straordinario anniversario. Ma com’è la situazione nel Paese riunificato, dopo tutti questi anni? In realtà -come risulta, sia dal rapporto annuale del Governo tedesco sulla situazione economica, dopo la riunificazione del 3 ottobre 1990; oltre che dagli studi dell’Istituto di Ricerche Economiche IFO di Monaco- le “due Germanie” sono ancora molto differenti.

Diverse nelle sensazioni: a Est il 75% delle persone considera la riunificazione un successo, mentre ad Ovest è di questa opinione solo il 50% degli intervistati. In effetti, 25 anni non sono bastati per colmare l’enorme divario economico fra Est ed Ovest. La forza economica degli stati orientali (ndr: la Germania è una Repubblica Federale) resta notevolmente inferiore rispetto a quella degli stati occidentali. Esiste ancora una grande differenza tra i gettiti fiscali ed il tasso di disoccupazione è ancora fermo al 10,3% ad Est, mentre si attesta al 6% ad Ovest. Inoltre, si registra ancora una forte immigrazione interna tra la ex RDT (l’ex Germania Orientale) e la ex RFT (la ex Germania dell’Ovest).

Infine, i report, le interviste ed i vari sondaggi di opinione segnalano la permanenza anche di un forte sentimento di nostalgia, rispetto ad alcune cose che caratterizzavano l’organizzazione della “Germania Orientale”; come, ad esempio, il suo sistema scolastico (peggiorato dopo la riunificazione), il sistema sanitario e la parità tra uomo e donna.

A parte la “nostalgia”, nessun Istituto demoscopico ha, tuttavia, pensato a formulare agli ex cittadini della Germania dell’EST la domanda più semplice: “tutto considerato, stavate meglio prima?”

Ucraina e Russia. Dopo i timidi segnali distensivi seguiti alla firma della tregua ed all’incontro a Milano tra Poroshenko e Putin, la situazione è peggiorata negli ultimi giorni. Probabilmente la miccia è stata innescata dall’organizzazione delle elezioni nelle regioni ucraine dell’est, controllate dai ribelli filorussi. Il voto è stato contestato da tutte le organizzazioni internazionali, ma riconosciuto da Mosca; ed ha sostanzialmente convinto Kiev ad isolare ancora di più le regioni separatiste, imponendo il controllo dei passaporti e minacciando di sospendere il pagamento di pensioni e contributi.

In queste ore, inoltre, il Governo ucraino ha denunciato la presenza di mezzi militari e di soldati provenienti dalla Russia, che sarebbero entrati nelle regioni dell’Ucraina sotto il controllo dei ribelli vicini a Mosca. Da segnalare, infine, sul terreno dei mercati, la continua caduta del rublo. Alcuni analisti ritengono che questo potrebbe comportare seri rischi per la stabilità finanziaria della Russia.   

Cina e Giappone. Si registra finalmente un disgelo fra le due superpotenze asiatiche, dopo due anni  di rapporti freddissimi per la disputa sul gruppo di isole disabitate nel Pacifico controllate dal Giappone (che le chiama Senkaky), ma rivendicate dalla Cina (che le individua come “Diaoyu”). Pechino e Tokyo si sono accordate per una ripresa del dialogo sui temi della politica estera e della sicurezza. Sembra possibile anche un incontro tra il Presidente cinese Xi Jinping ed il Premier giapponese Shinzo Abe, ai margini dei lavori dell’Associazione dei Paesi dell’Asia e del Pacifico (Anpec), che si sta tenendo in questi giorni in una Pechino piena di smog ed invasa dai servizi segreti di mezzo mondo, vista la presenza contemporanea di 20 fra capi di Stato e di Governo.

Stati Uniti d’America. Dopo il pessimo risultato delle elezioni di “Midterm”, Barack Obama ha incontrato a pranzo i vincitori, vale a dire i dirigenti del Partito Repubblicano, chiedendo loro nuovi fondi per l’emergenza ebola e per la guerra in Iraq e Siria, contro l’Isis. Contemporaneamente, il Presidente U.S.A. ha deciso di raddoppiare il contingente militare in Iraq (attualmente fermo a 1.500 unità), per consentire l’addestramento ed il sostegno all’esercito di Baghdad (ma anche ai miliziani curdi, si presume).

Debutto di Federica Mogherini. L’ex Ministro degli esteri italiano, ha fatto il suo debutto nel ruolo di Alto Rappresentante della Politica Estera europea, scegliendo di andare in Medio Oriente per sostenere, davanti al Premier israeliano Netanyahu, l’idea di uno Stato Palestinese indipendente, dopo le iniziative assunte in merito dal Governo svedese e dalla Camera dei Comuni  del Regno Unito. Israele, com’è noto, è contrario a qualunque forzatura in merito e ritiene che tutto debba far parte di una trattativa complessiva, partendo dal riconoscimento, da parte di tutte le componenti della galassia palestinese, dello Stato di Israele. La situazione è complicata dalle violenze riesplose fra le due principali fazioni, tanto che si è deciso di annullare il previsto incontro tra Mogherini e il Premier Palestinese Hamdallah a Gaza, a causa delle esplosioni verificatesi contro le abitazioni e gli esponenti locali di Al Fatah, la componente di cui fa parte Abu Mazen, il Presidente dell’Autorità Palestinese. Hamas, la fazione che controlla la Striscia di Gaza, ha smentito ogni coinvolgimento nell’azione.

Regno Unito. Tempesta di polemiche sul Primo Ministro David Cameron, che nei giorni scorsi aveva lanciato un guanto di sfida contro i vertici dell’Unione Europea (con il moderato sostegno di Renzi), affermando che “mai e poi mai” avrebbe provveduto a saldare gli ulteriori fondi richiesti alla Gran Bretagna dalla UE, a seguito della revisione del Pil degli anni precedenti, sulla base dell’introduzione del nuovo metodo di calcolo.

In realtà, è saltato fuori che -mentre il leader conservatore gridava alla vittoria sostenendo di aver strappato condizioni favorevolissime per il suo Paese, come il “dimezzamento” dell’importo dovuto alla UE- Bruxelles, in effetti, avrebbe  concesso solo una breve dilazione del pagamento.  Contemporaneamente, si segnala la tensione che ha caratterizzato le ultime ore nella capitale britannica, a seguito dell’arresto di quattro presunti terroristi, accusati di aver preparato un attentato contro la Regina Elisabetta.

Spagna. Secondo un sondaggio commissionato da El Paìs e realizzato dall’Istituto Metroscopia, “Podemos”, un partito di sinistra, ambientalista, fondato a gennaio, sarebbe oggi il primo partito spagnolo, superando con il 27,7% nelle intenzioni di voto  il PSOE (i socialisti), che risulterebbero fermi al 26,2%, mentre il Partito Popolare del Premier Mariano Rajoy si attesterebbe addirittura la terzo posto, con un deludente 20,7%. L’inaspettata e repentina crescita di “Podemos” -che alle europee si era fermato all’8%- ha sorpreso tutti gli analisti e testimonia l’evidente stato di insoddisfazione dell’elettorato spagnolo.

Catalogna. Per restare in terra iberica, si segnala che -nonostante il referendum per l’indipendenza della Catalogna sia stato bloccato dalla Corte Costituzionale spagnola- l’Esecutivo di Barcellona ha deciso di procedere con una consultazione che non avrà valore giuridico e che è stata definita come un “processo di partecipazione dei cittadini”. I catalani  potranno rispondere a due domande: “vuoi che la Catalogna sia uno Stato?” In caso di risposta affermativa, “vuoi che questo Stato sia indipendente?”. Parteciperanno, tra le polemiche scatenate dai partiti che sostengono il Governo di Madrid, circa cinque milioni e mezzo di catalani con più di 16 anni di età. Secondo i sondaggi, l’80% sarebbe favorevole all’indipendenza. Si tratta, evidentemente, di un modo per far pressione sul governo centrale.

 

Moreno Morando

(9 novembre 2014)

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