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Pianificazione urbanistica

Opere pubbliche, legittima la variante emanata in base ad una proposta progettuale

Non serve un progetto definitivo. In tema di espropriazioni, nessuna limitazione ai poteri comunali. La sentenza della Quarta Sezione del Consiglio di Stato del 4.5.2015, n. 2229.

La vicenda giunta all'attenzione del Consiglio di Stato riguarda il Comune di Campi Bisenzio, che con deliberazioni consiliari adottava ed approvava una variante urbanistica per la realizzazione di un prolungamento stradale. 

Il nuovo tracciato stradale è stato inserito nel Regolamento Urbanistico nel frattempo approvato con deliberazione consiliare, ma il progetto definitivo dell’opera ha previsto alcune variazioni e quindi veniva avviato il procedimento per la modificazione del Regolamento medesimo.

La variante veniva successivamente adottata e poi adottata con deliberazioni del Consiglio Comunale. Questi provvedimenti sono stati impugnati per violazione di legge ed eccesso di potere sotto diversi profili.

In particolare, per quanto qui d'interesse, gli appellanti lamentano che il Comune avrebbe emanato una variante in base non ad un progetto definitivo, ma ad una mera proposta progettuale, visto che al momento dell’adozione e dell’approvazione della stessa il progetto era stato unicamente depositato dal professionista incaricato, ma non ancora approvato. Pertanto, il regolamento sarebbe stato quindi modificato sulla base di una proposta di progetto ancora modificabile che in fase di approvazione avrebbe potuto essere cambiata, in modo da non risultare più conforme alle previsioni urbanistiche.Inoltre l’Amministrazione comunale non avrebbe tenuto nella debita considerazione la competenza provinciale sull’opera pubblica de qua.

Il Consiglio di Stato, Sezione Quarta, con la sentenza del 4.5.2015, n. 2229 ha rigettato tale motivo d'impugnazione in quanto la procedura posta in essere dall’Amministrazione intimata, con cui mediante la variante impugnata è stata conformata la disciplina urbanistica al progetto di un’opera in corso di approvazione, risulta del tutto aderente al dettato normativo.

 A tale fine il Collegio ha richiamato sia agli artt. 10, comma 1, e 19 del d.p.r. 327 del 2001, che legittimano l'amministrazione  a modificare la pianificazione urbanistica nel caso in cui l’opera realizzanda non risulti conforme alle previsioni del piano urbanistico generale, nonché  il rapporto stesso tra i poteri pubblici in tema. 

Ad avviso del Collegio, infatti, argomentando come fanno le parti appellanti, il potere generale di governo del territorio da parte del Comune, in caso di realizzazione di un’opera pubblica, permetterebbe l’adozione di una variante solo a seguito dell’approvazione del progetto definitivo. 

 "In tal modo, la normativa in tema di espropriazione abdicherebbe alla funzione di raccordo e agevolazione delle procedure di realizzazione, trasformandosi invece in uno strumento di limitazione del potere del Comune, peraltro costituzionalmente radicato, di pianificazione urbanistica che, qualora inerente le opere pubbliche, risentirebbe di una considerevole diminutio."

Conclude, quindi, il Supremo Consesso rilevando come la circostanza che la variante sia stata emanata prima dell’approvazione del progetto non incide pertanto sulla legittimità degli atti impugnati perché tale requisito non è richiesto dalle normative suddette e perché tale potere è intrinseco all’attività pianificatoria dell’ente territoriale.

Enrico Michetti

La Direzione

(5 maggio 2015)

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