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Corte di Cassazione

Appropriazione indebita: sottrarre i soldi al datore di lavoro che non paga lo stipendio è reato aggravato

I principi sanciti nella sentenza della Seconda Sezione della Sprema Corte del 27.1.2016 n. 6035.

"L'ordinamento giuridico non prevede (al di fuori dell'esercizio arbitrario delle proprie ragioni: nella fattispecie non configurabile sotto il profilo dell'elemento materiale del reato) l'appropriazione, all'insaputa e contro la volontà del datore, di denaro di costui, per soddisfare una propria asserita pretesa (peraltro, nel caso di specie, anche rimasta priva di riscontri)". 
 
È questo il principio sancito dalla Corte di Cassazione sezione Seconda nella sentenza del 27.1.2016 n. 6035 con la quale è stata confermata la sentenza di condanna di una cassiera di un bar, per appropriazione indebita aggravata dall'art. 61 n° 11 cod. pen., alla pena in mesi sei di reclusione ed Euro 210,00 di multa.
 
In particolare, ad avviso della Suprema Corte, da un lato in punto di fatto lo stato di necessità sollevato dalla difesa non risulta provato e, dall'altro in  punto di diritto in base alla consolidata giurisprudenza "l'esimente dello stato di necessità, che postula il pericolo attuale di un danno grave alla persona non altrimenti evitabile, non può applicarsi a reati asseritamente provocati da uno stato di indigenza connesso alla situazione socio-economica qualora ad essa possa comunque ovviarsi attraverso comportamenti non criminalmente rilevanti".
 
Di conseguenza l'impugnazione è stata ritenuta inammissibile, con condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché al versamento in favore della Cassa delle Ammende di una somma che, ritenuti e valutati i profili di colpa emergenti dal ricorso, è stata determina equitativamente in Euro 1.000,00. 
 
Fonte: Corte di Cassazione
 
Enrico Michetti

La Direzione

(17 febbraio 2016)

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Prof. Enrico Michetti
Enrico Michetti
 

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