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Riforme e semestre UE

Europa e politica interna, si apre una settimana decisiva per Renzi

Martedi' comincia il semestre UE a presidenza italiana, ma il Premier sara' particolarmente impegnato anche sul fronte interno. Da segnalare, intanto, il pesante attacco di Eugenio Scalfari al Presidente del Consiglio, accusato di non aver sostenuto la candidatura di Enrico Letta alla Presidenza del Consiglio Europeo.

Matteo Renzi sta preparando il discorso che dovrà tenere mercoledì 2 luglio a Strasburgo davanti al Parlamento Europeo, in occasione dell’inizio del semestre di Presidenza italiana. Intanto, sul sito provvisorio dell Presidenza italiana della UE, ha invitato tutti a coltivare "il sogno degli Stati Uniti d'Europa".

Il Premier italiano non è tipo da mezze misure e circola voce di un programma di investimenti da 240 miliardi di euro, che -soprattutto in tempi di crisi economica, di rischio deflazione e altissima disoccupazione- hanno fatto pensare, ad alcuni analisti, ad un “eccesso di ottimismo”, tanto per usare un eufemismo.

Secondo alcune agenzie, ieri Renzi avrebbe lanciato un messaggio “ai suoi”, sottolineando che, dopo i “buoni risultati ottenuti in Europa, ora la battaglia si sposta in casa nostra”. Secondo il Premier, infatti, da lunedì gli occhi “sono puntati sulle riforme, che ora vanno fatte!”. Sono in programma incontri con Forza Italia, Movimento 5 Stelle e con i parlamentari del PD, per discutere di riforma del Senato, del Titolo V della Costituzione e della legge elettorale.

Soffermandosi su questi temi, Renzi ha chiarito che proprio l’importanza e la delicatezza delle questioni che si intendono affrontare nei prossimi mesi giustificano l’ampio spazio temporale richiesto nel suo “programma dei 1.000 giorni”.

Al termine del Vertice UE tenutosi a Ypres, in Belgio, il 26-27 giugno, il Presidente del Consiglio italiano aveva già evidenziato, con una certa ironia, che “ogni volta che vado in giro per il mondo a rappresentare l’Italia, a casa nostra crescono i mal di pancia”.

Più che alle opposizioni parlamentari, Matteo Renzi si riferiva alla minoranza interna del suo partito, perché proprio in quelle ore un gruppo trasversale di senatori (tra cui 18 di maggioranza) aveva formalizzato una serie di emendamenti in totale contrasto alla riforma del Senato caldeggiata dal Premier e dal ministro delle Riforme Boschi. Le dichiarazioni rilasciate da Chiti, in rappresentanza del gruppo dei “dissidenti PD” -al di là della grande diplomazia nei toni e nella forma-, nella sostanza sono lontanissime dalle posizioni dell’Esecutivo in tema di riforma dell’Assemblea di Palazzo Madama.

La questione centrale è l’elezione diretta, che Vannino Chiti ed i suoi vogliono mantenere a tutti i costi; e che invece Matteo Renzi vede come fumo negli occhi. Vedremo cosa succederà nella riunione dei gruppi parlamentari del Partito Democratico. In Commissione Affari Costituzionali del Senato -dopo la sostituzione di Mineo e dello stesso Chiti- i numeri non sono in discussione.

La questione, però,  diventa delicata se si passa al voto dell’Aula. Infatti, nonostante il successo elettorale alle europee ed il probabile appoggio dei fuoriusciti da SEL e, forse, anche di quello dei parlamentari espulsi da M5S, dal punto di vista pratico i numeri al Senato non sono cambiati di molto; e se il gruppo di dissidenti del PD dovesse tener fede alle dichiarazioni fatte, potrebbero esserci seri problemi per far passare la Riforma voluta da Renzi, tenuto conto che l’appoggio incondizionato di Forza Italia non sembra scontato.

In questo clima, molti analisti politici si sono interrogati anche sui motivi dell’improvviso cambiamento di linea de La Repubblica nei confronti di Renzi. Solo fino a qualche giorno fa il Direttore Ezio Mauro ha sostenuto con forza l’azione ed il programma portato avanti dal Presidente del Consiglio. In occasione delle elezioni europee, perfino Eugenio Scalfari -nettamente contrario alla staffetta con Enrico Letta- si era esposto, sostenendo Matteo Renzi ed il PD.

Ma dopo il vertice dei Capi di Stato e di Governo in Belgio, La Repubblica -in controtendenza rispetto agli altri quotidiani normalmente su posizioni filogovernative- ha sferrato un durissimo attacco al Premier con un articolo a firma di Federico Fubini, secondo il quale i risultati concreti del vertice non sarebbero, in realtà,  quelli rivendicati dal Governo.

Secondo Fubini “a Renzi hanno cambiato le carte in tavola”, nel senso che il documento  finale sistemato dagli “sherpa” e sottoscritto di Capi di Stato e di Governo, conterrebbe, in realtà “molti più vincoli  (per l’Italia) di quanto è stato affermato dal Premier”, arrivando addirittura a sostenere che -stando così le cose- si renderebbe necessaria entro l’anno “una manovra da 20-25 miliardi” : cosa che Renzi ed il ministro dell’Economia Padoan hanno sempre tassativamente escluso.

L’Esecutivo non ha ritenuto di rispondere nel dettaglio alle “accuse” di Fubini, ma nel suo tradizionale editoriale domenicale, Eugenio Scalfari ha rincarato la dose, accusando pesantemente Matteo Renzi per essersi rifiutato di sostenere la candidatura di Enrico Letta alla Presidenza del Consiglio Europeo (in sostituzione di Van Rompuy), proposta da Francia e Gran Bretagna.

Per essere più precisi, il Premier ha sostenuto che “nessuno ha fatto il nome di Enrico Letta”, ma in altra occasione aveva precisato che “i candidati italiani li fa il Governo italiano” e, da questo punto di vista, è noto che Renzi non punti al Consiglio Europeo, quanto alla poltrona di “Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea”, in sostituzione della britannica Lady Ashton, da affidare all’attuale ministro degli esteri italiano Federica Mogherini.

Anche su questa strategia, peraltro, si registra il totale dissenso di Eugenio Scalfari, che nel suo pezzo domenicale ha chiarito che la poltrona richiesta da Renzi “non conta assolutamente nulla”, dato che “l’Unione Europea non ha una politica estera comune -come la Difesa, peraltro- non avendo gli Stati membri rinunciato alle loro prerogative  in materia”.

In sostanza, sembra di capire che al momento Matteo Renzi deve attendersi più problemi dal fronte interno, che da Bruxelles. Lo confermano le bellicose dichiarazioni rilasciate in queste ore da Pippo Civati, esponente di spicco della minoranza interna del Partito Democratico, secondo il quale Renzi “ha problemi a rapportarsi con le minoranze (interne) ed alcuni comportamenti delle ultime settimane, come ad esempio la sostituzione di Mineo in Commissione Affari Costituzionali al Senato, denotano una sorta di propensione autoritaria”.

Si apre, quindi, una settimana decisiva per il Premier e segretario del PD, che sarà strenuamente impegnato sia sul fronte europeo, che su quello interno.

 

Moreno Morando

(29 giugno 2014)

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