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Addio al "patto del Nazareno"

Renzi rinnova il patto di maggioranza fino al 2018

L'accordo raggiunto con Alfano e gli altri leader dei partiti che sostengono l'Esecutivo modifica i contenuti dell'Italicum, votato a suo tempo anche da Forza Italia.

Dopo le elezioni del giudice della Consulta e del componente del Csm con i voti del PD e del M5S, qualcuno aveva ipotizzato che il Premier-segretario avesse in animo di far rinascere la c.d. “politica dei due forni”, immaginando un Matteo Renzi che tratta una volta con Berlusconi ed un’altra con i pentastellati. Ieri, però, il Presidente del Consiglio ha “sparigliato” il campo o, meglio, il tavolo delle trattative, riunendo a Palazzo Chigi tutte le formazioni politiche che appoggiano l’Esecutivo e rinnovando il patto di governo, con orizzonte la scadenza naturale del 2018.

L’accordo riguarda le riforme costituzionali, già approvate in prima lettura al Senato, il jobs act, la delega fiscale e la legge elettorale. Per quanto riguarda, in particolare, quest’ultimo argomento, si può dire che -sulla base delle soluzioni concordate ieri- il c.d. Italicum, il provvedimento approvato alla Camera con i voti di maggioranza e Forza Italia, può considerarsi ormai superato.

Infatti, i partiti che appoggiano il Governo hanno raggiunto un’intesa che dovrebbe consentire di abbassare la soglia di sbarramento per l’accesso al Parlamento al 3%; una soluzione che accontenta tutte le piccole formazioni. Inoltre, il premio di maggioranza sarà a favore, non più della coalizione, ma della lista che riuscirà a raggiungere (al primo turno) il 40%. Altri punti dell’intesa riguardano il sistema di capilista bloccati e le preferenze, con una “quota di genere” al 40% ed un numero di collegi tra i 75 ed i 100.

Oltre a Renzi  e agli altri dirigenti PD, erano presenti Angelino Alfano e Quagliariello per NCD, Cesa e Casini per l’UDC, Gianluca Susta per Scelta Civica, Nencini per i socialisti e tutti gli altri rappresentanti delle numerose formazioni politiche che si riconoscono nella maggioranza di Governo. Al termine della riunione, il vicesegretario del PD Guerini ha dichiarato: “abbiamo anche da soli i numeri in Parlamento, ma abbiamo l’ambizione di fare le riforme con tutti”.

In teoria, si tratta di una porta aperta a Forza Italia; ma, in pratica, il cambio di marcia di Matteo Renzi non dovrebbe piacere a Silvio Berlusconi, perché -di fatto- finisce per mettere in soffitta il c.d. “Patto del Nazareno”, siglato a suo tempo dal segretario del PD e dall’ex cavaliere, mettendo quest’ultimo con le spalle al muro, dato che il Premier-segretario ha già messo in cassaforte un accordo di maggioranza che rende politicamente “non indispensabili” i voti di Forza Italia.

Del resto, Matteo Renzi ha ormai da tempo preso atto delle difficoltà interne di Berlusconi, che ha problemi con la fronda guidata da Raffaele Fitto, il quale -a sua volta- da diversi mesi non condivide l’atteggiamento morbido del suo leader nei confronti del Governo. I tentennamenti dell’ex cavaliere hanno quindi convinto il Premier-segretario ad ingranare la quinta (e, forse, pure la sesta) ed a mettere, nei fatti, nel cassetto il “Patto del Nazareno”.

Il capogruppo alla Camera di Forza Italia, Renato Brunetta, ha già fatto sentire la sua voce, evidenziando che l’accordo “prevedeva la riforma elettorale secondo quanto abbiamo approvato alla Camera nell’Italicum. Noi a quella siamo rimasti. E se Renzi con la sua maggioranza ha deciso di cambiare tutto e di buttare quel testo e di scriverne un altro, non c’è più il patto del Nazareno”.

L’ex Ministro della Funzione Pubblica del Governo Berlusconi ha fatto notare che l’intesa raggiunta dalla maggioranza “è tutta un’altra cosa”. Infatti, l’Italicum prevede “un premio di maggioranza alla coalizione e non alla lista e con soglie per i partiti apparentati al 4,5% con 120 collegi e non 75, e tante altre cose ancora”.
Gli ha immediatamente risposto il Sottosegretario Lotti, sottolineando che “se le parole di Brunetta sul patto del Nazareno interpretano il pensiero di Berlusconi e FI, allora è inutile incontrarsi domani”, con riferimento al programmato incontro tra Renzi e l’ex cavaliere.

Berlusconi, prima di questo incontro, ha in animo di confrontarsi con i suoi nell’Ufficio di Presidenza, dove ci sarà anche Fitto. Al di là delle dichiarazioni di rito, tuttavia, sembra comunque molto difficile che il leader di Forza Italia possa permettersi di “rompere” con Renzi, rinunciando al ruolo di interlocutore del Premier interpretato sinora.

Tutto ciò, anche nella prospettiva delle ventilate dimissioni del Presidente della Repubblica, che aprirebbero in tempi brevi trattative dalle quali l’ex Presidente del Consiglio non vorrebbe essere tagliato fuori. Anche se, ovviamente, ora la situazione è completamente cambiata a favore del Premier-segretario, che mercoledì parteciperà alla Direzione del PD, per le necessarie determinazioni sui temi oggetto dell’accordo di maggioranza.

 

Moreno Morando

(11 novembre 2014)

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