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Responsabilità medica

Condanna civile, penale e contabile agli anestesisti per lesioni al bimbo nato con parto cesareo

Policlinico Umberto I di Roma, accertata anche dalla Corte dei Conti la colpa grave degli anestesisti che dovranno risarcire l'Università La Sapienza.

La Corte dei Conti - Sezione Giurisdizionale per la Regione Lazio - con la sentenza n. 747 del 28 ottobre 2014, ha definito un giudizio di responsabilità erariale nei confronti di due anestesisti del Policlinico universitario Umberto I di Roma, i quali si sono resi protagonisti di uno dei  tanti, quanto dolorosi, casi di malpractice sanitaria che sconvolgono il nostro Paese.

L’amara vicenda giunta davanti al giudice contabile -sottoposta ancor prima ai processi civile e penale - trae origine dal ricovero di una signora presso il Policlinico universitario, in occasione della nascita del figlio.

Sottoposta la paziente ad intervento di taglio cesareo, accadeva che durante l’effettuazione dell’anestesia peridurale effettuata da un medico specializzando al III anno la paziente andava in ipotensione. Dopo un tentativo dell’anestesista strutturato che seguiva il collega più giovane di ristabilire la pressione della paziente,  attraverso un farmaco purtroppo inadeguato allo scopo, il taglio cesareo seguiva a distanza di 25 minuti l’effettuazione dell’anestesia epidurale, tempo in cui, a causa dello squilibrio sopra detto, non avveniva lo scambio di ossigeno tra la madre e il feto, mancanza che determinava  una menomazione gravissima del bambino, degenerata poi nello stato vegetativo dello stesso.

Come anticipato i medici anestesisti sono stati sottoposti a giudizio civile e penale: in sede penale gli stessi sono stati condannati per avere, in cooperazione colposa tra loro, cagionato al piccolo lesioni personali gravissime, ed in sede civile è stata accertata la loro responsabilità,  qui risarcitoria, per avere determinato con condotta gravemente colposa la menomazione gravissima (stato vegetativo) del figlio della signora. Il Tribunale Civile di Roma nel condannare i due medici, fissava nella percentuale del 60% la colpa rinvenibile nella condotta del medico strutturato, e nel 40% quella scrivibile alla condotta dello specializzando.

A seguito di tale giudizio civile, il Procuratore Regionale della Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti del Lazio esercitava azione di responsabilità erariale nei confronti dei due medici, per aver accertato che l’Università degli studi La Sapienza di Roma, a seguito di tale vicenda, avesse sostenuto “un onere ingiustificato pari ad € 1.534.332,40”, parzialmente rifuso dall’assicurazione dei medici per la somma di € 1.000.000,00. In tal modo il danno subito dall’Università si era ridotto ad € 534.332,40, somma a parere del Procuratore Generale interamente addebitabile agli anestesisti, nelle percentuali del 60% e 40% individuate dal giudice civile.

La Corte dei Conti con la sentenza n. 747 del 28 ottobre 2014, ha condannato i medici alla refusione del danno erariale subito dall’ Amministrazione, ricalcolandone tuttavia l’effettivo ammontare e le percentuali  del detto danno addebitabili a ciascuno di essi.

In primo luogo il giudice contabile, nell’affermare la responsabilità di entrambi i medici, ha respinto le tesi difensive del medico specializzando, secondo cui, attesa la sua qualifica di “mero specializzando”, dallo stesso ci si sarebbe dovuti aspettare un’abilità specialistica di gran lunga inferiore a quella del medico strutturato, sotto la cui direzione e controllo egli operava, tale addirittura da escluderne qualsiasi tipo di responsabilità per la vicenda in questione.  La Corte dei Conti ha definito tale tesi una mera illazione, posto che lo specializzando, non mero spettatore, ma, insieme con lo strutturato, protagonista, operatore, anestesista, se poteva avere problemi di manualità, comprensibili in uno specializzando, non poteva non far presumere che conoscesse, come doveva, cosa significasse praticare l’anestesia epidurale, e i possibili, se non probabili, effetti della stessa.

Accertata la responsabilità del giovane specializzando, la Corte dei Conti ha ritenuto la condotta posta in essere dallo strutturato - consistente nella somministrazione di un farmaco assolutamente inadatto ad affrontare l’emergenza in corso - di rilevante gravità, atteso che questo, dotato di maggiore competenza professionale rispetto allo specializzando, non ha posto in essere la condotta idonea ad evitare il verificarsi dell’evento che aveva l’obbligo e la possibilità di impedire. Seguendo tale argomentazione, il Giudice contabile ha rideterminato le percentuali di responsabilità addebitabili ai medici, nelle misure del 30% e del 70%.

Ma dove ha più inciso il Giudizio della Corte dei Conti, è stato nella valutazione del contributo causale al danno apportato dagli anestesisti.

Difatti la Corte ha ritenuto di non poter escludere una responsabilità per il tragico evento anche in capo ai medici del reparto di neonatologia (dove, a seguito del parto, il piccolo è stato trasferito e dove lo stesso ha subito delle complicanze) e dell’equipe operatoria ostetrica (non apparendo chiaro perché i componenti di questa abbiano aspettato così tanto tempo prima di far nascere il bimbo), dovendo così ridurre notevolmente  l’apporto causale al danno dell’attività degli operatori anestesisti, antecedente e comunque causa primaria dello stesso, ad una somma pari a € 150.000,00, somma notevolmente inferiore rispetto ai prospettati € 534.332,40, da ripartire tra i due anestesisti nelle percentuali del 70% e 30%.

Eleonora Finizio

(3 novembre 2014)

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