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Piano paesistico regionale

Impianti di smaltimento e recupero di rifiuti: come si legge l'art. 208 del Codice dell'Ambiente

Il Consiglio di Stato declina il concetto di "strumento urbanistico".

La Regione Piemonte ha appellato una sentenza del TAR locale la quale aveva annullato il diniego di autorizzazione ex art. 208 D.L.vo  n. 152 del 2006  (Codice dell’ambiente) opposto relativamente ad un progetto presentato nel 2009 per la realizzazione di un impianto di recupero di rifiuti inerti da cava, ubicato nel Comune di Trecate, in quanto insistente su un’area limitrofa al parco del Ticino, sottoposta a vincolo da parte del PTR (Piano territoriale regionale).

L’oggetto specifico del contendere, sul quale i giudici di appello sono stati chiamati a pronunciarsi, concerneva un tema di fondo: se, cioè, lo “strumento urbanistico” richiamato dall’art. 208, comma 6, del predetto Codice dell’ambiente, sia solo quello identificabile con il Piano regolatore comunale, ovvero sia riferibile anche ai piani e programmi di livello superiore e, segnatamente, quelli regionali territoriali, con la rilevante conseguenza che, nel secondo caso, l’approvazione del progetto di costruzione e gestione di un impianto di smaltimento e recupero di rifiuti, oltre a sostituirsi a tutti gli atti di assenso regionali, provinciali e comunali (e valere come dichiarazione di pubblica utilità indifferibilità e urgenza), costituirebbe variante automatica non solo agli strumenti urbanistici comunali ma anche a tutti gli altri piani e programmi sovra ordinati (in particolare piani territoriali paesistici, piani territoriali regionali, piani paesistici e così via).

La tesi sostenuta dalla Regione è stata ritenuta fondata e, quindi, il Consiglio di Stato, Sezione Quinta, con sentenza n. 5659 dell’11 dicembre 2015, ha accolto l’appello.

E’ stato infatti osservato che il citato comma 6 dell’art. 208 fa esplicito richiamo allo “strumento urbanistico”, declinato oltre tutto al singolare, il che rafforza ulteriormente l’idea che la disposizione si riferisce alla compromissione del solo potere urbanistico rilevante per il singolo Comune nel cui territorio si vuole installare l’infrastruttura.

In altri termini l’art. 208 cit., introduce –secondo i giudici di Palazzo Spada – una norma eccezionale che deroga, per superiori esigenze pubbliche, il normale quadro degli assetti procedimentali e sostanziali in materia di costruzione e gestione di impianti di smaltimento di rifiuti (anche pericolosi).

Da qui l’indefettibile necessità, ai sensi dell’art. 14, disp. prel. c.c., di una esegesi rigorosa della norma medesima che sia, ad un tempo, conforme agli obbiettivi (nazionali ed europei) di razionale gestione del ciclo dei rifiuti a tutela della salute pubblica ma al contempo rispettosa degli ulteriori valori (pure questi di rilievo costituzionale ed europeo dianzi evidenziati) legati alla tutela del paesaggio, dell’ecosistema e comunque espressione di interessi fondamentali che necessitino, per la loro cura, di un livello dimensionale e funzionale superiore rispetto a quello assicurato dalla pianificazione urbanistica comunale.

Ciò è quanto verificatosi nel caso di specie, dove la Legge regionale del Piemonte n. 56 del 1977 attribuisce al PTR, oltre alla individuazione delle reti dei servizi e delle attrezzature degli impianti di interesse sovra comunale, alla difesa del suolo e dell’ambiente, anche la tutela dei beni storico-artistici e ambientali, con particolare attenzione alla tutela del paesaggio.

Fonte: Consiglio di Stato

Rodolfo Murra

(13 dicembre 2015)

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