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Seconda Guerra Fredda

La Russia risponde alle sanzioni mettendo al bando i prodotti agricoli dell'UE

In un crescendo le cui ragioni restano ancora più o meno oscure, la Russia risponde con un divieto di importazione dei prodotti alimentari alle sanzioni decise dal Consiglio Europeo, senza la consultazione del Parlamento.

 

La Russia ha deciso di rispondere alle crescenti sanzioni da parte dell'UE e degli Stati Uniti mettendo al bando i loro prodotti agricoli per almeno un anno. Mercoledì Vladimir Putin ha firmato il decreto che impone il bando su prodotti agricoli, beni alimentari e materie prime ad uso alimentare da parte delle nazioni che hanno sanzionato la Russia. La lista delle nazioni coinvolte sarà approvata dal governo nel corso della settimana.

C'è naturalmente preoccupazione da parte delle aziende del settore in Europa che si trovano al centro di un conflitto del tutto estraneo agli interessi economici delle imprese europee. La Finlandia ad esempio potrà perdere circa 400 milioni di euro di esportazioni. Allo stesso modo l'Associazione degli allevatori tedeschi, la Deutscher Bauernverband, è certa che questa misura provocherà un sensibile calo delle esportazioni di carne, latte e altri prodotti freschi.

Ma a quanto pare questa seconda guerra fredda, imposta unilateralmente dagli Stati Uniti a partire dal mese di febbraio, con la creazione dell'ennesima "rivoluzione" di piazza in Ucraina, e che si preannuncia forse più rischiosa della prima, non sembra impensierire i burocrati europei. L'ambasciatore UE a Mosca, Vygaudas Ušackas, ha infatti detto esplicitamente che "le sanzioni sono un argomento secondario". E che "ci sono domande molto più importanti e fondamentali cui la Russia deve rispondere". 

E se in Europa, c'è chi sospetta che le sanzioni possano provocare danni all'interno del mercato russo, occorre rammentare che alle aziende russe basteranno solo pochi giorni per effettuare un repentino cambiamento di fornitori, indirizzandosi verso Cina, Egitto, Africa, America Latina, India, etc. 

Resta dunque al centro del dibattito l'utilità o meno delle sanzioni, i loro scopi, le loro modalità di applicazione. In Europa le sanzioni contro la Russia non sono state neppure decise dopo una consultazione del Parlamento. Al contrario il Consiglio Europeo ha direttamente discusso il tema con il Presidente USA Barack Obama. 

Lo stesso Presidente USA che in una intervista rilasciata all'Economist ha affermato: "credo che il presidente Putin rappresenti una tendenza profonda in Russia, che e’ probabilmente dannosa per la Russia nel lungo termine, ma che nel breve termine puo’ essere politicamente popolare a livello nazionale e molto fastidiosa all’estero. E’ importante mantenere la prospettiva. La Russia non produce nulla. Gli immigrati non corrono a Mosca in cerca di opportunita’. L’aspettativa di vita dell’uomo russo e’ di circa 60 anni. La popolazione sta diminuendo. E cosi’ dobbiamo rispondere con determinazione alle sfide regionali che di fatto la Russia presenta."

Eppure la Russia è uno dei maggiori produttori mondiali di orzo e grano, oltre ad estrarre gli idrocarburi che alimentano i consumi energetici di mezza Europa. Ma in questa guerra di propaganda ogni affermazione è utile a poter smontare l'immagine dell'avversario. Restano tuttavia ancora in secondo piano le ragioni della rinnovata ostilità USA nei confronti della Russia. E a maggior ragione quelle di un'Europa che sacrifica i suoi interessi economici sull'altare di un'alleanza politica priva di garanzie. 

 

Francesco Colafemmina

(7 agosto 2014)

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